quasi un diario di viaggio, come chi pur non essendo mai a casa, si sente sempre accolto
AVVISO Iai NAVIGANTI
A breve il blog sarà trasferito su www.appuntidiunpellegrino.it
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martedì 27 marzo 2012
Il terreno buono
«È terreno buono il cuore di ogni uomo e donna in ogni suo sobbalzo di amore e nel desiderio di essere amati. Come Silvia che non crede, ma non smette di lottare e di porre domande, e Arianna tra un caffè e una passeggiata, come Massimo che aspetta da tempo che vada a trovarlo anziché lamentarmi perché non sia lui a venire da me; come Angela che si commuove, come Giuseppe che tenta la difficile arte dell’esistenza in un mondo incrostato di pregiudizi, come Gianni dalle mille (forse troppe!) domande, e Chiara, incontrata sul mio cammino per caso, coraggiosa contro tutto. Come Pierluigi che si stupisce e si entusiasma per ogni cosa, come
Valentina che per me rimane un mistero, come Loredana che, piena di ferite, non smette di curare gli altri. Come Gaia, sospettosa tra i banchi di scuola, poi divenuta un libro aperto: ricordo il suo abbraccio dopo anni che non ci si incontrava; mi piacciono i suoi occhi sorridenti, anche se non è quasi mai felice» (Dalla sacrestia a Gerico, pag. 63).
mercoledì 21 marzo 2012
Ringraziamenti
«A conclusione di questo percorso, voglio esprimere gratitudine a tutti coloro che provvidenzialmente ho incontrato sul mio cammino umano di fede.
Sono grato alle comunità cristiane in cui ho maturato alcune esperienze che qui sono anche contenute: la mia parrocchia di origine, della Santissima Annunziata, e le parrocchie di San Benedetto Martire, Sacro Cuore (Martinsicuro) e, in particolare, le comunità di Valdaso di Montalto Marche e Acquaviva Picena, in cui sono stato a servizio.
Un ringraziamento a coloro che hanno contribuito più direttamente alla pubblicazione di questo scritto: Giuseppe Savagnone per la sua benevola prefazione, gli amici della Presidenza nazionale dell’Azione cattolica italiana, con i quali oggi condivido l’amore per la Chiesa; l’Ufficio centrale dell’Acr, prezioso luogo di fraternità a servizio dei ragazzi e degli educatori dell’Ac. Inoltre le monache clarisse di San Benedetto del Tronto, Anna Maria e Giuseppe, Giada ed Emanuele, Paolo, Ambra, don Claudio, che hanno contribuito con preziosi consigli, ulteriori intuizioni e tante ore trascorse insieme.
Grazie a mia madre, per aver minuziosamente corretto le bozze di stampa; grazie a Gianni Borsa e all'Editrice AVE per la fiducia accordata e la pazienza dimostrata.
Infine i miei compagni di cammino verso Santiago: Giovanni, Cristina, Sara, Giuseppe, Cinzia, Silvia, Franco e Alessia, Valentina, Alberto, Roberta, don Walter, Cristiano, con i quali ho sperimentato la bellezza della prossimità e la potenza del Vangelo dalla sagrestia fino a Gerico» (Dalla sacrestia a Gerico, pag. 147-148).
Sono grato alle comunità cristiane in cui ho maturato alcune esperienze che qui sono anche contenute: la mia parrocchia di origine, della Santissima Annunziata, e le parrocchie di San Benedetto Martire, Sacro Cuore (Martinsicuro) e, in particolare, le comunità di Valdaso di Montalto Marche e Acquaviva Picena, in cui sono stato a servizio.
Un ringraziamento a coloro che hanno contribuito più direttamente alla pubblicazione di questo scritto: Giuseppe Savagnone per la sua benevola prefazione, gli amici della Presidenza nazionale dell’Azione cattolica italiana, con i quali oggi condivido l’amore per la Chiesa; l’Ufficio centrale dell’Acr, prezioso luogo di fraternità a servizio dei ragazzi e degli educatori dell’Ac. Inoltre le monache clarisse di San Benedetto del Tronto, Anna Maria e Giuseppe, Giada ed Emanuele, Paolo, Ambra, don Claudio, che hanno contribuito con preziosi consigli, ulteriori intuizioni e tante ore trascorse insieme.
Grazie a mia madre, per aver minuziosamente corretto le bozze di stampa; grazie a Gianni Borsa e all'Editrice AVE per la fiducia accordata e la pazienza dimostrata.
Infine i miei compagni di cammino verso Santiago: Giovanni, Cristina, Sara, Giuseppe, Cinzia, Silvia, Franco e Alessia, Valentina, Alberto, Roberta, don Walter, Cristiano, con i quali ho sperimentato la bellezza della prossimità e la potenza del Vangelo dalla sagrestia fino a Gerico» (Dalla sacrestia a Gerico, pag. 147-148).
giovedì 8 marzo 2012
Pausa quaresimale
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| Il chiostro dell'eremo San Girolamo INFO
Carissimi amici,
fino a domenica sarò a Spello, presso l'eremo San Girolamo, a condividere alcune giornate di spiritualita con alcuni educatori dell'ACR. Per questo non aggiornerò il blog in questo tempo, dedicato al silenzio e all'incontro gioioso con la Parola di Dio e con i fratelli. Vi prometto però di tornare lunedì con una sorpresina. In questi giorni vi lascio con le parole di Charles de Foucauld, che ancora oggi risuonano tra queste mura.
|
Padre mio, io mi abbandono a Te fa di me ciò che ti piace;
qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà
si compia in me ed in tutte le tue creature;
non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani, te la dono, mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo.
Ed è per me una esigenza d’amore Il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani,
senza misura, con una confidenza infinita,
perché tu sei il Padre mio.
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Quaresima
giovedì 2 febbraio 2012
Quanto sei contestabile Chiesa!
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| Carlo Carretto |
Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo!
Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza.
Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità!
Nulla ho visto al mondo di più oscurantista, più compresso, più falso e nulla ho toccato di più puro, di più generoso, di più bello.
Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porte della mia anima, quante volte ho pregato di poter morire tra le tue braccia sicure.
No, non posso liberarmi di te, perché sono te, pur non essendo completamente te.
E poi, dove andrei?
A costruirne un'altra?
Ma non potrò costruirla se non con gli stessi difetti, perché sono i miei che porto dentro. E se la costruirò, sarà la mia Chiesa, non più quella di Cristo.
Sono abbastanza vecchio per capire che non sono migliore degli altri.
L'altro ieri un amico ha scritto una lettera ad un giornale: "Lascio la Chiesa perché, con la sua compromissione con i ricchi, non è più credibile".
Mi fa pena!
O è un sentimentale che non ha esperienza, e lo scuso; o è un orgoglioso che crede di essere migliore degli altri.
Nessuno di noi è credibile finché è su questa terra...
La credibilità non è degli uomini, è solo di Dio e del Cristo.
Forse che la Chiesa di ieri era migliore di quella di oggi? Forse che la Chiesa di Gerusalemme era più credibile di quella di Roma?
domenica 29 gennaio 2012
La Messa in dieci mosse
Convocare, riconciliare, lodare, ascoltare, rispondere, offrire, invocare, ricordare, spezzare, andare. Dieci verbi che abitano le nostre vite quotidiane, il lavoro, la famiglia, le relazioni. Dieci azioni ordinarie, molte volte semplici da compiere e molte altre faticose, costose. Dieci verbi "vivi", insomma. Concentràti tutti insieme nello spazio e nel tempo centrali per il cammino di ogni credente: la celebrazione dell'Eucaristia.
Dieci verbi per dieci "mosse", quelle da compiere per vivere pienamente la messa. Un antidoto all'abitudine e all'indifferenza che impoveriscono le domeniche di tante comunità cristiane, finendo per far sfiorire, ai nostri occhi, la bellezza rigogliosa dell'incontro con il Signore.
Dieci verbi all'infinito, ma che ogni cristiano è chiamato, nella sua vita di fede, singolarmente e, soprattutto, insieme nella Chiesa, a declinare all'indicativo presente.
di Giuseppe Masiero, Antonio Mastantuono, Armando Matteo, Vito Piccinonna, Dino Pirri, Nicolò Tempesta, con la prefazione di Domenico Sigalini.
Dieci verbi per dieci "mosse", quelle da compiere per vivere pienamente la messa. Un antidoto all'abitudine e all'indifferenza che impoveriscono le domeniche di tante comunità cristiane, finendo per far sfiorire, ai nostri occhi, la bellezza rigogliosa dell'incontro con il Signore.
Dieci verbi all'infinito, ma che ogni cristiano è chiamato, nella sua vita di fede, singolarmente e, soprattutto, insieme nella Chiesa, a declinare all'indicativo presente.
di Giuseppe Masiero, Antonio Mastantuono, Armando Matteo, Vito Piccinonna, Dino Pirri, Nicolò Tempesta, con la prefazione di Domenico Sigalini.
venerdì 27 gennaio 2012
Chesterton: Il grande naufragio come analogia
La tragedia di questo gigantesco naufragio è troppo tremenda per associarla a un'analogia di pura fantasia. Ma l'analogia spontanea nella nostra testa tra questa nave moderna dalle dimensioni enormi e le dimensioni non meno grandi della nostra società, anch'essa in aperta navigazione - questa analogia non è una fantasia. È un fatto; un fatto così clamoroso ed evidente da essere probabilmente trascurato con facilità dai nostri occhi. La nostra civiltà è davvero il Titanic; per il potere e l'impotenza che mostra, per la solidità e la fragilità che mostra. Dal punto di vista tecnico, l'adeguatezza della precauzioni prese sono argomento di inchiesta tecnica. Ma dal punto di vista psicologico, non può esserci dubbio che le riflessioni e la rielaborazione di questo fatto ci portino a inoltrarci in uno scomparto della nostra mente che svela tutta la sua inefficienza piuttosto che la sua efficienza.
Lasciando proprio da parte le questioni riguardo a chi debba essere colpevolizzato, il fatto in sé chiaro e lampante rimane: ed è che non c'è alcun rapporto di sana proporzione tra la provvigione di lusso e divertimento e il tentativo di provvedere al bisogno e alla disperazione. Lo schema è fin troppo sbilanciato sulla prosperità e fin troppo poco sui bisogni - proprio come nello Stato moderno. Il signor Veneering, lo si deve ricordare, nel suo messaggio elettorale, "ha istituito un nuovo e impressionante paragone tra lo Stato e la nave"; il paragone, anche se non è proprio nuovo, rischia di diventare un po' troppo impressionante. Nel momento in cui si costruisce una nave che è grande come un impero, l'impero a sua volta diventa molto simile a quella nave - e assai simile alla nave che affonda.
Lasciando proprio da parte le questioni riguardo a chi debba essere colpevolizzato, il fatto in sé chiaro e lampante rimane: ed è che non c'è alcun rapporto di sana proporzione tra la provvigione di lusso e divertimento e il tentativo di provvedere al bisogno e alla disperazione. Lo schema è fin troppo sbilanciato sulla prosperità e fin troppo poco sui bisogni - proprio come nello Stato moderno. Il signor Veneering, lo si deve ricordare, nel suo messaggio elettorale, "ha istituito un nuovo e impressionante paragone tra lo Stato e la nave"; il paragone, anche se non è proprio nuovo, rischia di diventare un po' troppo impressionante. Nel momento in cui si costruisce una nave che è grande come un impero, l'impero a sua volta diventa molto simile a quella nave - e assai simile alla nave che affonda.
mercoledì 25 gennaio 2012
VALORE
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
(Erri De Luca)
lunedì 23 gennaio 2012
ELOGIO DEI PIEDI
Perché reggono l’intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l’appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l’appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.
(Erri De Luca)
sabato 14 gennaio 2012
Preghiera di S. Ambrogio
Tutto noi abbiamo in Cristo.
Tutto è Cristo per noi.
Se vuoi curare le tue ferite, Egli è medico.
Se sei ardente di febbre, Egli è una fontana.
Se sei oppresso dall'iniquità, Egli è giustizia.
Se hai bisogno di aiuto, Egli è vigore.
Se temi la morte, Egli è la vita.
Se desideri il cielo, Egli è la via.
Se rifuggi dalle tenebre, agli è la luce.
Se cerchi il cibo, Egli è l'alimento.
(S. Ambrogio, De Virg. XVI)
venerdì 11 novembre 2011
Ai preti, catechisti, insegnanti, genitori ed educatori che sanno tutto ma non riescono a vedere niente
Margherita si perse in immagini dimenticate di boschi e foreste, in cui sepolta dalla vegetazione si nascondeva ogni minaccia: lupi, orchi e streghe, ruderi, catapecchie e stamberghe... Si immerse in quei pensieri selvatici. Chiunque l'avrebbe interpretata come la solita incapacità di concentrarsi dei quattordici anni, e invece era proprio il contrario. Era ciò su cui il cuore era concentrato che le rubava l'attenzione dalle distrazioni provocate dallo studio. Le distrazioni, quelle tradite da occhi persi nel nulla, sono in realtà le vere attenzioni, e quegli occhi che sembrano non guardare niente. In realtà vedono tutto.(Alessandro D'Avenia, Cose che nessuno sa, Mondadori 2011)
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