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martedì 11 settembre 2012

NUOVO INDIRIZZO

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giovedì 9 agosto 2012

NUOVO INDIRIZZO

Oltre 39000 volte qualcuno è passato da queste parti. Da ora potete continuare a seguirmi su 


Se vuoi ancora ricevere aggiornamenti, 
segnalalo sul nuovo blog.

GRAZIE!

sabato 4 agosto 2012

CINGUETTATELO sui tetti: perdona tutti!

Mc 1.1 Entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa...
Gesù è a Cafarnao, luogo della quotidianità, in casa, luogo dell’intimità. Egli preferisce la compagnia di coloro che nessuno vuole. 
Mc 1.2 e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Gesù annuncia la Parola. Tutti ne sono attratti, perché è Parola nuova, vera, viva, creatrice. Da noi solo parole vuote, senza di Lui.
Mc 1.3 Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone
Qualcuno non riesce a camminare. Qualcuno se ne fa carico. Mi piace la Chiesa che porta a Cristo, con speranza e senza sostituirsi a Lui
Mc 1.4 ... scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e... calarono la barella su cui era adagiato il paralitico
Forse non osiamo più gradare il cielo, chiusi nei nostri rifugi. Ora scoperchiamo i tetti dell’egoismo e della rassegnazione perché si entri
Mc 1.5 Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati i peccati"
Per la fede di molti la salvezza raggiunge uno. La liberazione dal peccato è la guarigione dalla “paralisi del cuore” che impedisce di amare
Mc 1.6-7 Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?”
Molti pensano che Gesù sia un grande uomo, ma non Dio. Se così fosse non sarebbe “grande”, ma un mentitore megalomane, un illuso. Chi è?
Mc 1.8 E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate queste cose nel vostro cuore?
Gesù legge nei cuori la domanda che tante volte ci poniamo anche noi: Tu chi sei per me? Veramente Dio? Voglio scoprirlo
Mc 1.9 Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Àlzati, prendi la tua barella e cammina"?
Il perdono dei peccati è la salvezza. Il segno evidente è la mia vita da risorto, cioè “rialzato” e pronto a camminare dietro a Gesù
Mc 1.10 ...Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra...
Gesù ci svela il volto di Dio. Spesso invece applichiamo su di Lui l’immagine di Dio che ci siamo costruiti da soli. Ma Lui chi è veramente?
Mc 1.11 ...dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va' a casa tua"
Gesù dice a me e alle mie paralisi del cuore: da che cosa devo essere guarito perché possa tornare a casa, cioè tornare ad essere me stesso?
Mc 1.12 Quello si alzò ... e se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!"
Gesù è risposta al mondo col PERDONO. Noi troppo spesso non riusciamo ad uscire dai nostri GIUDIZI ottusi. Quasi ci scandalizza il suo Amore

martedì 31 luglio 2012

Senza merito, tutto questo!

Briatico, 24-29 luglio 2012 - Campo nazionale equipe ACR

E poi rimani solo in aeroporto, solo in autostrada, solo in casa. 
Dopo giorni di condivisione con tanti fratelli e sorelle. 
O meglio. Non da solo. In silenzio. 
Con Gesù che continua a sussurrarti all'orecchio i loro nomi.
E ti racconta le loro storie, e ridisegna i loro volti e la loro bellezza.


Da prete vivo sempre la nostalgia di dovermi separare 
senza trattenere mai nessuno a me.
Ma assaporo anche la gratuità, l'intensità, la profondità di ogni incontro. 
Senza fermarmi all'apparenza, ma provando a scendere all'essenziale. 
A salire verso i sogni. A lasciarmi bagnare dalle lacrime.


Senza merito, tutto questo. 
Senza averlo cercato, ogni dono.
Senza doverla comprendere, la Grazia.
In pochi giorni. Così tanto!


Grazie Gesù! 
Accompagna i miei fratelli e le mie sorelle ogni giorno,
perdona la mia incapacità di osare oltre, 
e continua a narrare ai miei silenzi le loro storie, i loro volti, i loro sogni.
Amen.

sabato 28 luglio 2012

CINGUETTATELO sui tetti: Gesù, uno che guarisce

Mc 1,39 E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
La bella notizia che libera dal male parte dalla Galilea, terra della promiscuità e della lontananza. Dio ci raggiunge là dove e come siamo
Mc 1,40 Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi, puoi purificarmi!".
La lebbra è il male che isola. Nella solitudine la preghiera: “Signore, se vuoi...”. Il male è dentro di me, non fuori. Quale lebbra, oggi?
Mc 1,41 Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii purificato!". 
Dio non è indifferente alla mia vita. Non è lontano. Gli sto a cuore, è vicino, mi tocca compromettendosi, e con la sua Parola mi libera
Mc 1,42-43 E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito. 
Il segno è compiuto, non per creare popolarità e consenso. Per indicare qualcosa più grande che devo scoprire. Dio ama controcorrente
Mc 1,44 ...e Gesù disse al lebbroso guarito: "Guarda di non dire niente a nessuno... 
Gli studiosi lo chiamano “segreto messianico” Gesù tace la sua identità. Per conoscerlo bisogna seguirlo. Si rivelerà finalmente sulla Croce
Mc 1,45 … Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
Gesù compie dei gesti, ma ne prende anche le distanze. La sua identità non è nel fare, ma nella relazione con il Padre.

Questo mi interessa! Ma da cosa voglio essere guarito? Se non ho coscienza della malattia, neppure sperimenterò la salvezza.

lunedì 23 luglio 2012

CINGUETTATELO sui tetti: non dottrina, ma vita



Mc 1.21 Giunsero a Cafarnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. 
Questo tale Gesù, che ha scelto la compagnia degli insignificanti e dei peccatori, insegna nella sinagoga. Lascia il segno. Ti interessa?
Mc 1.22 Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 
Un insegnamento nuovo. Il vangelo non è teoria, dottrina, filosofia, ma esperienza di vita. Incontro che dona la vita, quella vera. Vuoi?
Mc 1.23 Ed ecco, nella loro sinagoga  vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 
Il primo che risponde a Gesù nel  vangelo di Marco è un indemoniato. Forse l’unico che si è sentito provocare dalla sua Parola? Come mai?
Mc 1.24 dicendo: "Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!". 
Ho capito che Gesù è il Volto di Dio, per il mondo imprevedibile e nuovo: ma che ha a che fare con me, con la mia vita e i miei sogni?
Mc 1.25 E Gesù gli ordinò severamente: "Taci! Esci da lui!". 
Non si conosce Gesù a parole e con ragionamenti. Bisogna seguirlo nel cammino fino alla Croce. Lì si rivela il volto di Dio. Così Lui salva
Mc 1.26 E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 
Gesù è colui che libera dal male/infelicità che è in noi. Mi domando innanzitutto da quale male/infelicità debba essere liberato. 
Mc 1.27 Tutti furono presi da timore, ...si chiedevano a vicenda: "Che è mai questo? ...Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!".
Gesù non dà immediatamente risposte, ma suscita domande autentiche che aprono strade nuove verso la libertà e la gioia piena.
Mc 1.28 La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
Che è mai questo Gesù? Parole nuove che lasciano il segno e sembrano vincere il male/infelicità. Mi interessa! Ti interessa? Seguilo!
Mc 1.29 E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni.
Gesù vive l’intimità dell’amicizia. La CASA è il luogo in cui nasce la CHIESA: Simone, Andrea, Giacomo, Giovanni. Non statistiche ma persone
Mc 1.30 La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 
Che grande tenerezza in questo “gli parlarono di lei”. Non solo parlare DI Gesù AI nostri amici, ma anche parlare A Gesù DEI nostri amici
Mc 1.31 Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Essere guariti per servire! Nel servire sta la felicità. Donare se stessi è la via della salvezza. La malattia più grave è l’egoismo
Mc 1.32 Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 
La prima cosa che ho capito di Gesù: è colui che GUARISCE da ogni male. Sazi e sani non hanno bisogno di lui. Poveri e malati sì! Io, sì!
Mc 1.33 Tutta la città era riunita davanti alla porta. 
Ancora oggi tutti sono attratti da Gesù: mi chiedo se la mia casa, la mia comunità, la mia vita siano una porta aperta verso il mondo
Mc 1.34 Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Perché a chi lo conosce non permette di parlare? Forse non è COSA Gesù fa, ma COME lo fa a doverci interrogare. Qual è la sua logica?
Mc 1.35 Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. 
Ancora il DESERTO, luogo del discernimento: COME utilizzare il POTERE di Dio? C’è sempre un A FIN DI BENE che è contro il Vangelo. Attenti!
Mc 1.36 Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Mc  1.37 Lo trovarono e gli dissero: "Tutti ti cercano!". 
Tutti cercano Gesù! Per convenienza, per comodità, per paura, per ignoranza, per curiosità, per servilismo, per ucciderlo? Tu xché lo segui? 
Mc 1.38 Egli disse loro: "Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!". 
Con le guarigioni Gesù non vuole convincere o mostrare potere. Vuole comunicare la bella notizia. Pericoloso confondere i mezzi con i fini!




mercoledì 18 luglio 2012

La Chiesa ferita e il popolo nuovo


L'appuntamento era a Ferrara. La mattina del 13 luglio, con Teresa, Fausto e Riccardo. L'intenzione era quella di visitare alcune comunità colpite dal terremoto dello scorso maggio, perché, a telecamere spente e lontane, si potesse dire che la grande famiglia dell'Azione Cattolica continua a starci. Non solo attraverso l'attenzione e l'operosità della Presidenza Nazionale e di tutte le associazioni diocesane, ma soprattutto con coloro che non si sono fermati in queste terre spezzate dalla sonnolento movimento dei continenti. Coloro che quel giorno abbiamo incontrato oppure non abbiamo potuto incontrare perché impegnati nei Campi, nei Grest, nelle attività di animazione con i ragazzi, attorno ai campanili pericolanti o altrove. Solo questo un bel segno di speranza.
Poi l'incontro con le persone, scandito in "come eravamo prima", "cosa è accaduto durante", "cosa è rimasto dopo", "cosa faremo da qui in avanti".
E il terremoto diventa metafora di vita. Quasi "necessario" a rileggere la propria storia nell'orizzonte della precarietà, ma anche del dover ogni giorno ripartire con coraggio. Delle cose che non ci sono più e della vita che comunque è puntellata dal futuro.
Durante i trasferimenti da un centro all'altro anche qualche telefonata. Con Debora di Ferrara, che mi aveva scritto:
Il terremoto è strano. Tranne qualche eccezione, all'esterno tutto sembra normale e immobile. Come se nulla fosse. Poche le case distrutte. Ma se entri dentro trovi la desolazione. Crepe, pavimenti deformati, stanze riempite di fango, solai crollati.
Ma ancora più strano questo terremoto che ha devastato quasi tutte le chiese.
Entrando nella chiesa di San Michele Arcangelo a Novi, ho sentito una ferita nell’anima. Un po’ per condividere quella di don Ivano, il parroco. Un po’ perché quella chiesa del 1600, all’apparenza intatta ma devastata dentro, mi ha fatto pensare alle ferite della Chiesa di oggi. Quelle provocate dalla cronaca, dalle meschinità e dall’esperienza. Che ti viene la tentazione di dire che vale buttare giù tutto e ricostruire da capo e di nuovo. Che ti metti a ragionare e non sai dove mettere le mani e da che parte incominciare.
Ne avevo l’immagine viva davanti agli occhi. Poi don Ivano infrange quella mia riflessione segreta. Ci invita a scendere tre o quattro scalini per ammirare le antica fondamenta della Chiesa ferita e devastata. Le pietre angolari poggiate sul terreno. Da centinai di anni. L’unica cosa bella in quella devastazione.


Mi aveva scritto Fausto, facendo riferimento al titolo del mio libro (Dalla sacrestia a Gerico): "Le sacrestie le abbiamo lasciate, tanto sono crollate, ci rimane la speranza di puntare diritto su Gerico".
Sì. Anche tra le macerie e le ferite c’è una Chiesa viva, che attende di essere abitata in tutta la sua bellezza. Basta scendere un po’. Tornare al principio e al fondamento. Dimenticare le strutture che non sempre reggono al capriccio della natura e all’imprevedibilità del tempo. E fissare lo sguardo al cuore. E alla vita delle persone. Troverai una Vita inattesa, la Parola che guarisce ogni ferita, lo Spirito che tra le macerie fa sorgere il popolo nuovo. Oggi, non domani. 

sabato 14 luglio 2012

CINGUETTATELO sui tetti: La bella notizia di Gesù e la risposta nella fede

Mc1,14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio,
GALILEA, terra promiscua, banale, irreligiosa, di frontiera. Gesù comincia da lì: LA MIA VITA vuota, insignificante, sporca, precaria
Mc 1,15 e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".
C’è una BELLA NOTIZIA: la mia vita può essere diversa, piena, felice, intensa. QUANDO? Ora. DOVE? Qui. Una direzione NUOVA, da oggi.
Mc1,16 Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.
Simone e Andrea, chiamati nella loro quotidiana ordinarietà. Raggiunti là, mentre cercavano la vita. Non sono i migliori, ma gli AMATI! 
Mc 1,17 Gesù disse loro: "Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini".
Cos’è essere cristiani? “Venite dietro a me”. Non obbedire a un comandamento, ma seguire una Persona che interpella la mia sete di Vita
Mc 1,18 E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Vale la pena lasciare tutto ciò che penso sia necessario alla mia tranquillità, per seguire Colui che è la mia felicità e la mia pienezza
Mc 1,19 Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti.
Giacomo e Giovanni sono soddisfatti economicamente e affettivamente. Hanno pescato. Apparentemente. Ma Gesù li invita ad andare OLTRE
Mc 1,20 E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
La chiamata è come una luce improvvisa. A una pienezza che sta OLTRE la comodità e la banalità dell’esistenza, vale la pena dire di sì subito

mercoledì 11 luglio 2012

CINGUETTATELO sui tetti: Finalmente liberi

Mc 1,12 E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto
Il deserto è luogo di essenzialità-ambiguità. Solitudine-incontro con Dio. Vita-morte. Passaggio obbligato x la salvezza. Bellezza-paura
Mc 1,13 e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Gesù condivide con me la libertà; è tentato ma non cede al possesso, al potere, all’idolatria. Mi raggiunge nel mio peccato e nei miei dubbi 

In Gesù Dio non rimane fuori dal dramma della mia libertà, ma ne accetta fino in fondo la sfida. E non sono solo nello scegliere la strada

domenica 8 luglio 2012

8 luglio 1972 - 2012

E un giorno ti svegli stupita e di colpo ti accorgi
che non sono più quei fantastici giorni all'asilo
di giochi, di amici e se ti guardi attorno non scorgi
le cose consuete, ma un vago e indistinto profilo...
E un giorno cammini per strada e ad un tratto comprendi
che non sei la stessa che andava al mattino alla scuola,
che il mondo là fuori t'aspetta e tu quasi ti arrendi
capendo che a battito a battito è l'età che s'invola...
E tuo padre ti sembra più vecchio e ogni giorno si fa più lontano,
non racconta più favole e ormai non ti prende per mano,
sembra che non capisca i tuoi sogni sempre tesi fra realtà e sperare
e sospesi fra voglie alternate di andare e restare...
E un giorno ripensi alla casa e non è più la stessa
in cui lento il tempo sciupavi quand'eri bambina,
in cui ogni oggetto era un simbolo ed una promessa
di cose incredibili e di caffellatte in cucina...
E la stanza coi poster sul muro ed i dischi graffiati
persi in mezzo ai tuoi libri e regali che neanche ricordi,
sembra quasi il racconto di tanti momenti passati
come il piano studiato e lasciato anni fa su due accordi...
E tuo padre ti sembra annoiato e ogni volta si fa più distratto,
non inventa più giochi e con te sta perdendo il contatto...
E tua madre lontana e presente sui tuoi sogni ha da fare e da dire,
ma può darsi non riesca a sapere che sogni gestire...
Poi un giorno in un libro o in un bar si farà tutto chiaro,
capirai che altra gente si è fatta le stesse domande,
che non c'è solo il dolce ad attenderti, ma molto d'amaro
e non è senza un prezzo salato diventare grande...
I tuoi dischi, i tuoi poster saranno per sempre scordati,
lascerai sorridendo svanire i tuoi miti felici
come oggetti di bimba, lontani ed impolverati,
troverai nuove strade, altri scopi ed avrai nuovi amici...
Sentirai che tuo padre ti è uguale, lo vedrai un po' folle, un po' saggio
nello spendere sempre ugualmente paura e coraggio,
la paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha portato,
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato"


(Francesco Guccini, E un giorno, da Stagioni, 2000)

mercoledì 4 luglio 2012

CINGUETTATELO sui tetti: non siamo più soli nelle scelte

Mc 1,12 E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto
Il deserto è luogo di essenzialità-ambiguità. Solitudine-incontro con Dio. Vita-morte. Passaggio obbligato x la salvezza. Bellezza-paura
Mc 1,13 e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Gesù condivide con me la libertà; è tentato ma non cede al possesso, al potere, all’idolatria. Mi raggiunge nel mio peccato e nei miei dubbi

In Gesù Dio non rimane fuori dal dramma della mia libertà, ma ne accetta fino in fondo la sfida. E non sono solo nello scegliere la strada

domenica 1 luglio 2012

L'emorragia

Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male» (Mc 5,25-34)
Quando accadono eventi oppure si stanno per compiere alcuni passaggi di vita, capita che si guardi agli anni trascorsi. Dodici anni di emorragie per quella donna "impura", cioè intoccabile. Raccolta tra la disperazione di ogni cura fallita e il desiderio di toccare il Signore, almeno un lembo estremo del suo mantello. In mezzo a una folla che guarda, ascolta, spinge, giudica, classifica, mormora, e a sua volta cerca salvezza e guarigione. 
E allora inevitabile pensare alla dispersione del sangue, cioè della vita. Del tempo che scorre, delle occasioni non afferrate, delle relazioni concluse. 
La dispersione continua di energie, risorse, pensieri, progetti, volontà, decisioni. Mentre il cuore sembra non cambiare mai. Gli obiettivi continuamente all'orizzonte. Le cadute, sempre.
Ma anche l'inutilità di tanto affanno e tanta agitazione. Nel senso che si vorrebbe essere ovunque, vivere di più, abbracciare tutti, trovare sempre le parole, indicare soluzioni, risolvere questioni.
E invece non si riesce in tutto. Non si arriva ovunque e si trascura sempre qualcuno.
Allora mi aggrappo anche io a quel lembo di veste, per fede o come ultima possibilità. Incurante della folla, delle buone maniere, della mia indegnità.
E sempre sentirmi cercato dal suo sguardo che mi ripete: "Vai in pace e sii guarito dal tuo male!"

venerdì 29 giugno 2012

Memorie di un pellegrino

Quattro anni fa iniziavo il mio pellegrinaggio verso Santiago de Compostella. E la mia vita è cambiata. Come cambia ogni volta che i sogni di un pellegrino vengono raccolti dalla Misericordia e baciati dalla Grazia di un Padre benedicente e fantasioso. Come cambia quando si incrociano i passi con compagni straordinari, per i quali non finirò mai di rendere grazie.

Articolo di Dino Pirri, pubblicato dalla rivista "Rogate Ergo", giugno-luglio 2012, p.42-44

Da tanti anni andavo desiderando di percorrere le strade del Cammino di Santiago de Compostela. Sempre rimandando tutto, anno dopo anno. Avevo letto tante guide ed esplorato numerosi siti web. Avevo incontrato alcuni amici che avevano vissuto quel pellegrinaggio.
Poi nel 2007 la decisione. Il permesso del Vescovo per allontanarmi per un mese dalla parrocchia, la condivisione del mio progetto con i parrocchiani, la ricerca di chi avesse supplito alla mia assenza. Poi l’organizzazione del viaggio, lo studio delle tappe, la ricerca dell’attrezzatura più adatta.

mercoledì 27 giugno 2012

CINGUETTATELO sui tetti: Dio sceglie la normalità e la compagnia dei "lontani"

Mc 1,9 Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.
Arriva uno a realizzare i tuoi desideri: Moamed povero che viene da Douz in Tunisia. Così suonava questo annuncio: chi è questo sconosciuto?
Mc 1,10 E subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba.
Comincia la missione sconosciuto e in silenzio, con origini poco qualificanti, in mezzo ai peccatori: il volto nuovo di Dio e la sua logica
Mc 1,11 E venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento".
Non lo conosciamo bene ma siamo certi. Quel tale Gesù è il volto d’Amore di Dio. Sceglie la marginalità e l’indegnità x rivelarsi al mondo

La scelta di Dio in Gesù Cristo mi suggerisce che nessuno è più "lontano" da Lui. Mi insegna che la risposta che cerco è qui, nel quotidiano

martedì 26 giugno 2012

Ne traboccavano e nessuno lo sapeva


45 anni fa terminava la sua missione sulla terra don Lorenzo Milani. Mi piace ricordarlo con queste sue parole:

...Eppure io non splendo di santità. E neanche sono un prete simpatico. Ho anzi tutto quello che occorre per allontanare la gente. Anche nel fare scuola sono pignolo, intollerante, spietato. Non ho retto i giovano con doni speciali di attrazione. Sono stato solo furbo.Ho saputo toccare il tasto che ha fatto scattare i loro più intimi doni.Io le ricchezze non le avevo. Erano loro che ne traboccavano e nessuno lo sapeva.
(tratto da Esperienze pastorali)

domenica 24 giugno 2012

Destra Sinistra Centro

I profeti, come don Prim0 Mazzolari, hanno una voce viva e capace di descrivere la realtà e indicare strade possibili, anche a distanza di anni. Questa parole sono state scritte anche per noi nel 1949.


Direte che non c’è un alto in politica e che, se mai, vale quanto la destra, la sinistra, il centro. Nominalismo mistico in luogo di un nominalismo politico: elemento di confusione non di soluzione.
E’ vero che una nuova strada non cambia nulla se l’uomo non si muove con qualche cosa di nuovo, e che un paese può andare verso qualsiasi punto cardinale .e rimanere qual è. Ma se gli italiani fossero d’accordo su questo fatto, la fiducia, della tonomastica parlamentare sarebbe felicemente superata.
Fa comodo ai neghittosi credersi arrivati per il solo fatto li muoversi da destra invece che da sinistra. Saper la strada o aver imbroccato la strada giusta non vuoi dire camminarla bene o aver raggiunto la mèta.
Il fariseismo rivive in tanti modi e temo che questo sia uno dei più attuali.
La giustizia è a sinistra, la libertà al centro, la ragione a destra. E nessuno chiede più niente a se stesso e incolpa gli altri di tutto ciò che manca, attribuendosi la paternità di ogni cosa buona.
Non dico che siano sbagliate le strade che partono da destra da sinistra o dal centro: dico solo che non conducono, perché sono state cancellate come strade e scambiate per punti d’arrivo e di possesso.
La sinistra è la giustizia - la destra è la ragione - il .centro libertà. E siamo così sicuri delle nostre equazioni, che nessuno s’accorge che c’è gente che scrive con la sinistra e mangia con la destra: che in piazza fa il sinistro e in affari si comporta come un destro: che l’egoismo di sinistra è altrettanto lurido di quello di centro, per cui, destra, sinistra e centro possono divenire tre maniere di «fregare» allo stesso modo il Paese, la Giustizia, la libertà, la Pace.
L’alto cosa sarebbe allora?
Una destra pulita, una sinistra pulita, un centro pulito, in virtù di uno sforzo di elevazione e di purificazione personale che non ha nulla a vedere con la tessera.
Come ieri per la salvezza non contava il circonciso né l’incirconciso, così oggi non conta l’uomo di destra né l’uomo di sinistra, ma solo la nuova creatura: la quale lentamente e faticosamente sale una strada segnata dalle impronte di Colui, che arri­vato in alto, si è lasciato inchiodare sulla Croce a braccia spalancate per dar la sua mano forata a tutti gli uomini e costruire il vero arco della Pace.

PRIMO MAZZOLARI

(Tratto da ADESSO, quindicinale di don Primo Mazzolari, anno 1° n. 3 martedì 15 febbraio 1949)

martedì 19 giugno 2012

"Cinguettatelo" sui tetti

Su Twitter è possibile inviare messaggi di massimo 140 caratteri (praticamente un sms). Allora propongo il vangelo di Marco, secondo questa modalità. 140 caratteri di vangelo e 140 caratteri di commento. E ogni tanto sul blog ne renderò ragione.  
Mc1,1 Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio
Una bella notizia, annuncio di vittoria, novità che riguarda un tale Gesù. TI INTERESSA? È il Cristo, Figlio di Dio. Che significa?
Mc1,2 Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.

SEI FELICE? Cosa desideri? Cosa ti manca? Quale domanda nel cuore? Entra nella storia colui che è ogni risposta, gioia piena, felicità vera.
Mc1,3 Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri
Nel DESERTO della storia il grido di una VOCE. Nel rumore oggi tendi l’orecchio del cuore. Non devi imparare qualcosa ma CAMMINARE con gioia
Mc1,4 Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Non è mito né teoria né dottrina: è STORIA. Giovanni è il simbolo della possibilità di realizzazione di ogni attesa e di ogni sogno, ORA!
Mc1,5 Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare... confessando i loro peccati
La felicità mi raggiunge dentro la mia storia, la pienezza dentro la mia fame, la gioia dentro la mia angoscia: DEVO DECIDERMI e ANDARE!
Mc1,6 Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico
Il Battista, testimone, icona vivente, che col vestire strano e il menù discutibile, mi spinge a considerare che devo guardare oltre...
Mc1,7 E proclamava: "Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali”
Non sono io la risposta. C’è Uno più forte di me. Non il giudice o il maestro. Non il migliore. Voce indegna di Colui che viene. Da soli mai!
Mc1,8 “Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”
Accontentarsi non è evangelico. Noi siamo chiamati alla perfezione e alla pienezza, cioè alla santità. Non è nostro sforzo, ma dono di Gesù

La domanda è: Che cosa desidero? Cosa mi manca? Cos'è la felicità vera? Dio esiste? E da che parte sta? Questo tale Gesù è la risposta? 

domenica 17 giugno 2012

Il Paradiso sottoterra

La morte di Chiara sembrerebbe la conclusione di una favola iniziata male e finita peggio. Una mezza sconfitta. Un'atroce rinuncia. 
Verrebbe da dire che Gesù sta proprio fuori! Cioè, all'opposto. Mai banale e mai comodo. Sempre sorprendente e paradossale. 
Mi rendo conto che non c'entra nulla con tante nostre prediche. Lunghe senza dire nulla. O quasi. Lontano da come viene dipinto nelle immaginette, lui e i suoi amici santi. Diverso da come lo immagino. 
Ad esempio quando comincia a parlarci del Regno di Dio. Voi come ve lo immaginereste il regno di Dio? Su in alto nei cieli. Anzi, nel più alto dei cieli. E con tutti gli angeli che cantano o suonano. O quanto meno tanta luce e tanto colore. Provate a immaginare tutto ciò che riguarda Dio. Che immagine usereste? Anche agnostici e non credenti: come ve lo immaginereste il Regno di Dio?
Gesù comincia a descriverlo. Lui l'ha visto. Viene da lì. Non può mentire. Nelle nostre liturgie usiamo l'oro e le pietre preziose per abbozzarne splendore e bellezza. Lui parte dalla realtà sconvolgente: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno». 
Gesù parte dalla terra. Anzi da sottoterra. Dove viene gettato il seme. La realtà di Dio, cioè il suo Regno - o qualcuno direbbe: la nostra felicità - è come un seme gettato nel freddo buio della terra. Ma non basta: è come «il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno».
Chi descriverebbe ciò che annuncia in maniera così squalificante e poco attraente? Forse chi tiene più alla verità che all'apparenza. Sicuramente non chi vende merci e promette illusioni, ma chi si è abbassato fino a sottoterra per donarsi totalmente.
Così scopro che il cuore di Dio, il suo Regno, la mia felicità è una realtà vicina e non irraggiungibile. Inizialmente piccola e nascosta. Apparentemente poco rilevante e quotidianamente presente. Addirittura sembrerebbe assente. Insomma il contrario di tutto quello che avrei immaginato.
Perché l'Amore ti sorprende ma ti lascia libero. Ti attrae ma non ti obbliga. E mentre dormi o vegli, di notte o di giorno, germoglia e cresce, e diviene spiga piena, cibo vero, bellezza insperata. Come la morte di Chiara. Cioè, come la sua vita.
Quel seme nascosto al buio puzzava di muffa e di sporco come i poveri. E ora è un giardino fiorito. 
Ne avevamo decretato la morte. Invece è la nostra vera casa. 

domenica 10 giugno 2012

L'Eucaristia, le zanzare e le mosche

Tre cose mi spaventano: la solitudine, il giudizio altrui, il sacrificio. So che fanno parte della vita e non si possono eliminare. Ma le considero come le zanzare nella notte o le mosche nei pranzi estivi. Ci sono, ma non vorrei mai.
Nella domenica in cui si celebrava la festa del Corpo e Sangue di Gesù, mi sono lasciato provocare da queste tre esperienza "spaventose" della mia quotidianità. Davanti all'eucaristia, che, lontana dalla vita, rischia di rimanere relegata a rito e chiusa nel buio del tabernacolo.
L'Eucaristia è esperienza della PRESENZA di Dio nella mia vita, attraverso la carne, il sangue, il sudore, le lacrime, la storia di Gesù di Nazareth, Risorto, che cammina con me. Non mi abbandona mai. Mi accompagna con le sue parole e i suoi silenzi. Mi dona l'incontro con tanti fratelli e sorelle. E ha ragione chi mi ha detto che ho una "vita sociale" più intensa della sua. 
L'Eucaristia è esperienza di MISERICORDIA, perché dono sempre immeritato eppure offerto. Non corrisponde a nessuna logica umana: "Non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma tu di' soltanto una parola e io sarò salvato". E accade ogni volta. Per questo Gesù sceglie i peggiori e gli inetti, e ne fa coraggiosi testimoni e annunciatori appassionati del vangelo.
L'Eucaristia è esperienza di GRATUITÀ, perché raggiunge tutti e ovunque. Anzi, sfida continuamente la mia distrazione, la mia superficialità, la noia, l'abitudine. E rivela il volto di un Dio che non pretende sacrifici, ma dona se stesso fino alla fine. Che non mi dice cosa debba fare, ma di cosa abbia bisogno.
Oggi l'Eucaristia ha attraversato le strade delle nostre città e dei nostri paesi. Almeno per una domenica è uscita fuori dalle nostre liturgie fino a raggiungere ogni solitudine, ogni indegnità, ogni desiderio. 
Oggi la mia vita è raggiunta dalla Presenza di Gesù, che mi spinge a farmi prossimo dei poveri e di chi è solo; dalla Misericordia del Padre che mi insegna ad accogliere e perdonare; dalla Gratuità con cui soffia lo Spirito, che mi rivela che la felicità consiste nel fare della mia vita un dono. 

giovedì 7 giugno 2012

Londra brucia! E non solo

Cominciano a diventare una piacevole sorpresa gli sms della notte. Mi hai scritto:


Certi giorni mi torna in mente una canzone che fa "e come un uomo cerca Dio, e non lo trova e più impazzisce...". Io lo cerco tanto in questi giorni, non proprio lui ma qualcosa di simile, una qualche speranza di eternità. Qui è tutto così precario... Da giorni mi sveglio sempre allo stesso modo, con un vuoto e una mancanza che non so riempire, con un futuro di nuovo rimesso in discussione, che ora è solo un quadro buio. Per questo ti dicevo che una certezza come la tua è grande e impagabile. Sei davvero fortunato.


Londra brucia dei Negramaro, è la canzone a cui ti riferisci? Come brucia ogni cuore nel desiderio di sperimentare la pienezza di vita, che è per alcuni speranza, per altri nostalgia, oppure illusione e bestemmia.

martedì 5 giugno 2012

Giuliana, il tuo sorriso vive


Di quegli sms che ti arrivano a notte avanzata, che pensi che qualcuno sia rimasto chiuso fuori casa oppure è qualcuno dell'AC (ci si chiama un po' a tutte le ore). Perché era troppo tardi anche per un sms:
Qualche minuto fa se n'è andata la nostra meravigliosa ed adoratissima Giuliana. Adesso ci proteggerà dall'alto!!!
Ormai a giornata conclusa, dopo una lunga malattia, dopo tanta sofferenza. Comunque, troppo presto. Perché per lei non era mai troppo tardi, per la sua tenerezza e la sua attenzione a tutti; oltre la malattia la grande passione per la vita, oltre la sofferenza la grande fede.
Perché nei giorni della gioia e anche nel tempo della prova, ha saputo conquistarci tutti. A cominciare dai poveri e da coloro che sono soli. Ci ha conquistati tutti.
Perché in ogni occasione ci ha insegnato che davvero le Beatitudini non sono solo un racconto evangelico, ma il fondamento della felicità vera. Possibile per tutti. Nel dono della propria vita e non nell'ossessione di trattenere per sé.
Perché tutto questo ce lo hai donato, come la leggerezza di un ballo, come un caffè rimediato nel turno di notte a Loreto, come un biscotto offerto sul treno verso Lourdes, come una camicia lavata, asciugata e stirata durante la notte. Con la luce degli occhi, come quando raccontavi dei tuoi familiari e dei tuoi amici.
Oggi la fede in Gesù che ti accoglie, non mi impedisce di soffrire il tuo distacco. L'inquietudine di viverlo da lontano.
E per non essere riuscito ad abbracciarti anche solo una sola volta, mi dichiaro sconfitto. Perché troppo spesso sono altrove e con l'ansia di dover fare tutto. Rischiando di perdere il baricentro dell'esistenza e il profumo della ferialità.
Oggi, mi fermo. E mi godo il tuo sorriso, che insieme a te, vive.

domenica 3 giugno 2012

La Santa Trinità in un sms!

Era notte da diverse ore e su twitter ci si scambiava spunti per l'omelia domenicale. Un po' per gioco e un po' sul serio, perché è complicata la domenica della festa della Trinità. Tra me, don Tommaso e Giulia. E come se non bastasse avevo anche da mettere a punto la relazione per l'indomani sulla formazione alla liturgia. Poi mi sono ricordato del tuo sms.
"Pensavo a come dev'essere amare qualcuno che c'è sempre, con la certezza costante di essere sempre amato. A prescindere dalla fede, credo debba essere bellissimo. Non avere mai paura della perdita, lo smarrimento e il senso di vuoto che comporta. Sapere che qualcuno, dall'altra parte, ti salverà dal precipizio... Io ti invidio molto, nel migliore dei sensi ovviamente. Solo questo pensiero oggi è riuscito a strapparmi un sorriso. Grazie".

venerdì 1 giugno 2012

Più forte di un terremoto

Nei giorni della mobilitazione e delle polemiche, della distruzione e della tenacia, ho ricevuto questa mail. Inaspettatamente, da Debora. Ho subito sentito la necessità di condividerla qui.
Grazie Don!
Ti scrivo da Ferrara.
Grazie perché ho finito di leggere il libro "Dalla sacrestia a Gerico" proprio in questi giorni... giorni caotici, di smarrimento e grande incertezza...
La confusione è tanta... ma le tue parole mi hanno aiutato a mantenere la bussola orientata verso la grande Speranza che ci viene dalla Resurrezione di nostro Signore e dalla forza del Suo Santo Spirito che mai ci abbandona... perché proprio quando siamo più deboli è allora che più di ogni altro momento siamo portati fra le braccia amorevoli di un Grande Papà e di una Grande Mamma...
Grazie per aver espresso in maniera semplice ma diretta quanto nel mio piccolo vivo. Non sono certo un sacerdote, ma il desiderio di far conoscere ai bambini (sono sposata con Eugenio, ho due figli, lavoro in una scuola materna come segretaria, faccio catechismo) quanto sia forte e potente l'amore di nostro Signore... più forte di un terremoto...è grande ma non facile, spesso la fatica e lo sconforto hanno il sopravvento, ma queste sono le vere sfide che ogni cristiano deve affrontare, insieme a tutto quello che tu hai delicatamente raccontato.
La quotidianità è stata stravolta, ma in fondo lo era già prima del terremoto e nessuno se ne accorgeva ...proprio perché non si ascoltano le grida di chi è "diverso" o non si considera chi è ai margini.... forse il terremoto ha portato un disordine che metterà ordine... ma con il prezzo pagato da vite umane "...come il sale, disposti a perdere se stessi, per dare sapore. Come la luce, che non fa rumore, eppure così necessaria!".... spero di essere un po' di quel tipo di sale, un po' di quel genere di luce.... con tutti i limiti e i difetti che mi appartengono.
Grazie per avermi fatto conoscere un pezzo consistente della tua vita, della tua storia...Nella preghiera ti affido all'abbraccio di Maria, Madre nostra, Madre attenta e premurosa che sempre veglia su di noi.
Debora, moglie e mamma

Ovviamente non è stata la lettura di un libro, ma la grazia del Signore. Eppure mi piace pensare che anche così si possa aiutare qualcuno. Nella condivisione. Perché una società regolata dall'economia, si riduce ad aiutare solo con il denaro. E una civiltà annoiata di tutto, cerca solo nel "fare" la soluzione adeguata ad ogni disastro. Debora mi ricorda che c'è anche la vita di una comunità che cerca di vivere il Vangelo, che sperimenta la consolazione potente del Signore e la gioia incrollabile della fraternità. Felice, di esserne stato il tramite. Grazie, Debora, per averlo voluto condividere. Grazie, Gesù, che nelle vicende umane, non smetti mai di sorridere. Nonostante tutto.

lunedì 28 maggio 2012

È lo Spirito Santo!

Mi ha chiesto con una semplicità disincantata: "Che si fa a Pentecoste?". Non so perché volesse fare qualcosa anche lei, indagare sulle mie abitudini o sottolineare quanto quella domenica, di Pentecoste, appunto, si riducesse, nella maggior parte delle comunità cristiane, a una domenica come tutte le altre. Una non-festa soffocata da routine, prime comunioni, cresime, feste patronali, prime tintarelle...
Che si fa a Pentecoste? Quest'anno ho attraversato l'Italia centrale. Da casa: Imola-Pistoia-Vallombrosa e poi per Arezzo-Perugia-Norcia ancora a casa. Ma riguardo alla Pentecoste, nulla. Messa a parte.
Poi un libro che mi sta accompagnando in questi giorni:
Ma la donna disse che gran parte della gente sogna di ricominciare da capo, e aggiunse che in questo c'era qualcosa di commovente, non di pazzo. Disse che in realtà quasi nessuno, poi, ricomincia da capo davvero, ma non si ha idea di quanto la gente passi a fantasticare di farlo, e spesso proprio mentre è nel mezzo dei suoi guai, e della vita che vorrebbe lasciar perdere. (A. Baricco, Tre volte all'alba, Feltrinelli)
Ecco! A Pentecoste desideravo molto, non ho fatto niente! Ho subito la velocità delle notizie sulle contraddizioni degli uomini di Chiesa, oltre a quelle che già conosco per esperienza. Perché anche io sono uomo di Chiesa, in quanto battezzato; e portatore di contraddizione in essa, in quanto peccatore.
Mi sono sentito chiuso in un buio assordante: come Pietro perso tra entusiasmo e incoerenza, Andrea e Giacomo che cercavano il potere, Filippo che non aveva capito nulla, Tommaso che rimane incredulo, Giovanni che non dice mai nulla. E tutti gli altri. Fino ai miei giorni. Fino alla Chiesa in cui vivo.
A Pentecoste, come loro e come tutti, non si è fatto nulla. Tranne desiderare ogni genere di cambiamento impossibile. Tranne un proposito irrealizzabile di conversione. Un desiderio deludente di santità.
Poi, nella celebrazione dell'eucaristia, dentro il cenacolo delle contraddizioni, delle paure, dei fallimenti, dello sfinimento, della delusione: un vento forte che scompiglia tutte le logiche, un tuono che ci sveglia da ogni torpore, un fuoco che purifica ogni sozzura. Lo Spirito Santo che raddrizza ogni stortura e sana tutte le ferite.
Non dovevamo fare nulla! Solo lasciarci "fare" dal Signore. E oggi, misteriosamente, con entusiasmo a dirlo a tutti: il desiderio è stato baciato dalla realtà; il peccato non ci ha impedito di gioire; la paura non ci ha negato di essere "nuovi".
Pensavo di non aver fatto nulla. Invece è cambiato tutto.
Come è possibile tutto questo? È lo Spirito Santo!

mercoledì 23 maggio 2012

Martiri. Cioè, Testimoni

Nel giorno in cui abbiamo celebrato la memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Francesca Morvillo, voglio ricordare anche i nomi di Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Tutti i servitori dello Stato che compiono ogni giorno il loro dovere. E anche i miei fratelli preti Pino Puglisi e Giuseppe Diana.
Spero che insieme a tanti amici e amiche, con cui oggi abbiamo invocato i valori della Legalità, della Giustizia, della Perseveranza, a partire da ora cominciamo, noi per primi, a rispettare le regole (anche banali) del vivere civile, la cura dei deboli, il coraggio della testimonianza.
E con quanti condividono con me il dono della fede in Gesù e la pienezza del Vangelo, mi piace ricordare le parole del grande Vescovo Tonino Bello, come augurio. Come impegno. Come responsabilità. 
Si direbbe che oggi, nei grandi "magazzini" della fede cristiana puoi trovare di tutto: teologi, studiosi della religione, biblisti, operatori pastorali, predicatori, liturgisti, tecnici della catechesi... Ma se chiedi un "martire", metti in crisi tutta l'azienda, e obbligherai i proprietari a rovistare l'intero deposito per trovare qualche scampolo di questa "merce" oggi decisamente fuori moda.
Martiri. Cioè, testimoni. Cioè, persone che si vendono l'anima per annunciare con la vita che Gesù è il Signore, ed è l'unico. Gente disposta a legare la zattera della propria esistenza, invece che agli ormeggi rassicuranti del denaro e del potere, a una tavoletta fluttuante che ha lo spessore del Vangelo e la forma di una croce.

(don Tonino Bello, Vescovo - 9 settembre 1984)

martedì 22 maggio 2012

#OL3 e il sorriso di Beatrice


Dobbiamo uscire dalle nostre paure e intrigare ogni uomo con il vangelo, essendo innanzitutto noi, uomini veri, uomini felici!
 Ecco! Questo è in bellissimo tweet che va !


Non so come e non si sa perché. Il fatto è che il 28 aprile scrivo uno dei tanti pensieri che ti frullano nella testa e finiscono digitati nel web. Anzi, "cinguettati" (cfr. Tweetter). Non so come mi è scivolato dalle dita allo smartphone. Soprattutto non so come Beatrice abbia potuto leggerlo. Per la verità non sapevo neppure chi fosse Beatrice (a parte il sorriso fantastico) che sigilla il mio pensiero veloce come #OL3. E che vuol dire #OL3? Dopo una ventina di minuti di anagrammi e sudoku, lo chiedo a lei. Che vuol dire #OL3? Vuol dire OL(TRE)!
E ho cominciato a seguire l'onda dei miei pensieri, di Beatrice e dei suoi amici che cammin facendo ho incrociato sulla "rete".
Poi l'invito ad un incontro. Qualche clericale sospetto. Una telefonata in cui ho potuto dare voce al sorriso di Beatrice. La solita esegesi dell'agenda sempre troppo scarabocchiata. E la curiosità. Quella più laica, che clericale.
Questa sera sono uscito dall'incontro in cui ho avuto l'immediata sensazione che pensieri e parole (ci ho scritto pure un libro!) che avevo dentro, trovavano voce in altri cuori e in tante storie.
Ed erano giorni che mi andavo interrogando su alcune questioni a cui, anche stasera, Gesù ha dato risposta. Non mi ha detto quello che devo fare. Non lo dice quasi mai. Mi ha risposto. Chi è OL3 forse comprende la sottile differenza.
Torno a casa, pieno di gioia. E sulla Cristoforo Colombo quasi esulto per due cose belle.
Bello il fatto che a voler vivere il vangelo, senza pretendere di insegnare nulla a nessuno, qualcuno ancora c'è! Che cristiani felici, appassionati... che ci mettono la faccia ci sono! Che davvero il Regno è qui e ora.
Bello il fatto che quando al centro c'è il Vangelo di Gesù si è in comunione, nonostante le appartenenze, le interpretazioni, le concezioni. E quando nella Chiesa siamo divisi e ci guardiamo con sospetto, non è perché alcuni hanno ragione e altri no. Ma perché siamo tutti segnati da incoerenza e peccato. E facciamo fatica a guardare, andare, osare, sognare, seminare, sperare.... OL3.


sabato 19 maggio 2012

La bomba di Brindisi!

Hanno fatto esplodere una bomba davanti a una scuola di Brindisi. E comincia, prima delle agenzie stampa e prima ancora dell'avvio delle indagini, la rassegna dei luoghi comuni e della retorica. Tanto per avere l'illusione di partecipare virtualmente ad un evento, che siamo tutti contenti di non aver vissuto direttamente. Ovvia la condanna della violenza, ovvia la partecipazione al dolore delle vittime, ovvia l'indignazione, purtroppo ovvie anche le parole violente che gridano vendetta contro i violenti. 
Siamo già al dopo! Ma non siamo capaci di leggere oltre. Invece io voglio fermarmi davanti alle vittime di oggi. E nella ricerca di un intimo colloquio con la loro generazione, sento scaturire domande, a cui, per ora, non so dare risposta. 
Se abbiamo donato loro la passione per la vita, che tragicamente oggi si è spezzata, oppure con parole e opere abbiamo insegnato noia, rassegnazione, tiepida sonnolenza. Se il profondo senso di ingiustizia che oggi ci trafigge l'anima è stato l'anima delle nostre scelte quotidiane, in campo sociale, economico, mediatico, culturale. 
Se con la stessa smania con la quale vorremmo individuare i colpevoli di tale atrocità, ci sentiamo responsabili gli uni degli altri, soprattutto dei più deboli, dei più soli, dei più difficili. 
Se non abbiamo potuto fare nulla per difendere la loro vita, abbiamo almeno tentato ogni strada per salvare la loro anima da questa cultura mortifera, che inculca l'apparenza come principio, la violenza come strumento, l'idiozia come norma, la produttività come sommo bene, l'individualismo come struttura, la demenza come necessità. Se noi credenti, e io prete soprattutto, siamo credibili testimoni della novità alternativa e della felicità possibile che il Vangelo offre al mondo. 
Se saremmo capaci di alzarci in piedi, oltre le ideologie e le retoriche, oltre l'interesse proprio, oltre l'apparente inefficacia delle passioni belle, oltre le facili soluzioni e la comoda rassegnazione. 
Mi chiedo, infine, se il volto di Melissa, sarà la pietra sepolcrale di una civiltà finita, oppure lo sguardo coraggioso sul futuro di cui siamo tutti debitori, nei loro confronti. E verso tutti i giovani e le ragazze, che mentre vanno a scuola la mattina, sono ancora capaci di sognare.