AVVISO Iai NAVIGANTI

A breve il blog sarà trasferito su www.appuntidiunpellegrino.it

sabato 31 dicembre 2011

Ultimo giorno dell'anno nel deserto


Ora depongo sull'altare del mio Signore,
la bellezza e la gioia,
di oggi e di un anno intero.
La consapevolezza di non averle meritate.
La speranza di averle sapute condividere con tanti.
In questa notte in cui sono ancora nel deserto del Neghev,
in questa notte di festa,
ho il cuore rivolto alle persone
che stanno ora attraversando il deserto della vita
e non hanno voglia di fare festa.
Non fuggire! Non arrenderti!
E neppure coltivare l'illusione di poter fare da solo!
Il Signore dona consolazione.
Il Signore è la salvezza.
Il Signore ti accompagna.
Il Signore, questa notte, ti benedice.

Attraversato il deserto, e questo anno 2011,
raccolgo la luminosa certezza di non aver camminato da solo.
Che il Signore ha camminato con me.
Bellezza e gioia sono il suo aver camminato con me sempre.
Gratitudine, perché non se ne è mai vergognato.

venerdì 30 dicembre 2011

Nel deserto del Neghev, l'inizio del mio cammino

















Sipgnore Gesù,
comincio questo pellegrinaggio
deponendo sul tuo altare il deserto della mia vita,
di contraddizioni e dubbi,
di paura e di debolezza,
di rabbia e di resa.
In questo deserto, e non altrove.
Raggiungimi!
E donami la tua Consolazione.
E riprenderò il cammino verso la tua casa, insieme ai miei fratelli.
E benedizione dal mio deserto, luogo di desolazione e di incontro con te,
che lo farai fiorire.

mercoledì 28 dicembre 2011

Superati gli 8000 contatti, di cui 2000 in questo ultimo mese, non mi rimane che ringraziare quanti seguono il blog. Dal 30 dicembre sarò in Terra Santa e proverò a tenere un diario quotidiano. Rete permettendo. Ancora grazie!

domenica 25 dicembre 2011

Luce, liberazione, gioia, bellezza in una stalla!

Certamente un pazzo, colui che, nel mezzo della notte, vede una grande luce che risplende. Quelli che conoscono le leggi della natura e le scoperte scientifiche lo sanno bene. Non può essere!
Ma anche un pazzo o un illuso, colui che, immerso nella storia di un popolo oppresso dalla violenza e torturato dalla nostalgia della patria, annuncia l’improvvisa liberazione, un improbabile ritorno a casa e una pace insperata.
Davvero da pazzi e da pagliacci, parlare in questi tempi di crisi economica di una moltiplicazione di gioia. E mentre si comincia a dubitare seriamente del futuro delle nuove generazioni, ormai proiettate verso l’incertezza, la depravazione, l’assurdità: invece di “recessione” e “disoccupazione” una Parola misteriosa ci racconta di un aumento di letizia e di speranza.
Deve trattarsi proprio di un pazzo oppure di un illuso o addirittura di un pagliaccio. Oppure è la voce stessa di Dio. La sua gioiosa opera di salvezza e di liberazione.
Fratelli e sorelle, è la voce di Dio, quella che abbiamo ascoltato. Così diversa dalle parole a cui ormai ci stiamo abituando anche noi. Così nuova, anche se antica di millenni. Forse sempre ascoltata, ma raramente accolta. La voce che ora mi annuncia una luce splendida, una liberazione definitiva e una gioia senza fine.
Ma come è possibile? Sarà vero? Sarà proprio Dio? E si riferirà proprio a me e alla storia che sto attraversando?
Anche Zaccaria ed Elisabetta dubitano. Anche Giuseppe e Maria se lo sono domandato. Anche i pastori di Betlemme hanno stentato a crederci. Ma era la voce di Dio. Il suo braccio potente e misericordioso.
La bella notizia che non risuona più solo nei luoghi sacri e nei giorni di festa, come questa notte, come durante l’offerta dell’incenso di Zaccaria, esaudito nella sua preghiera. Ma anche negli spazi della laicità e della quotidianità, come nella casa di Nazareth, con Maria affaccendata tra le pentole e Giuseppe che riposava dopo il lavoro in un caldo pomeriggio qualunque.
Sembra impossibile, ma il Regno dei cieli è già entrato nella nostra vita e in ogni cuore. E ormai appartiene per sempre a Silvia che non smette di porre domande, a Massimo che aspetta da tempo che vada a trovarlo anziché lamentarmi perché non sia lui a venire da me, ad Angela che si commuove, e a Giuseppe che tenta la difficile arte dell’esistenza in un mondo incrostato di pregiudizi. A Pierluigi che si stupisce e si entusiasma per ogni cosa, a Loredana che, piena di ferite, non smette di curare gli altri. A Gaia, quasi mai felice.
Sembra impossibile, ma l’eternità di Dio irrompe nel vivere quotidiano della gente comune. Lascia apparentemente tutto come prima. E nello stesso tempo modifica radicalmente la realtà. Anzi la rovescia! Tanto che ormai la vita ordinaria e nascosta è diventata tempio della potenza di Dio. E gli umili e i piccoli, i profeti silenziosi e veri: coloro che sono ancora capaci di stupore e obbedienza.
E allora mentre il contesto storico e politico è occupato da Cesare Augusto, illuso di dominare sul mondo, e Quirinio governa la Siria; mentre siamo sottomessi allo spread e al PIL, in realtà è Dio che fa la storia, attraverso la speranza e la fedeltà dei piccoli: coloro che scelgono di rinnegare le illusioni del mondo e le logiche del potere, accogliendo tutto come dono, gli altri come fratelli e Dio come Amico (cfr. Tt 2,11-14).
Lo stile è quello di Gesù. La logica quella del volto d’Amore che ci rivela nella sua carne e nella sua storia di precarietà e di povertà totale. Poiché non c’era posto per i suoi genitori. Poiché non sapevano dove metterlo già appena nato, divenendo il segno straordinario in una realtà in cui non sembra davvero esservi nulla di straordinario: un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia.
In questo anno in cui razionalmente non ci aspetteremmo nulla di buono e di nuovo, vogliamo essere capaci di riconoscere la contraddizione e l’invisibilità silenziosa di questo seme gettato sulla terra. E dovremmo essere profeti come i pastori rozzi ma attenti ad accogliere l’invisibile e l’incomprensibile. Al di là delle apparenze e delle previsioni.
E mentre i potenti si illudono di condurre la storia, noi, “piccolo resto” ancora in esilio, aspettiamo la consolazione. E nella povertà continuiamo a fidarci di Dio. E nell’obbedienza siamo profeti di bellezza nuova:
«...una bellezza che non si rovina, che non si rompe, che... c’entra con la vita quotidiana, con il sudore, i capelli, la pelle, le mani screpolate, la fatica, lo sco­raggiamento, la tristezza, la paura, il falli­mento, il sangue, il freddo e il sonno. Una bel­lezza senza perfezione. Una bellezza che c’en­tra con tutto, perché tutto ha attraversato. U­na bellezza fecondata da limiti e sproporzio­ni, per partorire ciò che non passa. Io questa bellezza cerco. Questa bellezza nasce per me. In una stalla» (A. D'Avenia).

sabato 24 dicembre 2011

TWITTEROMELIE della quarta settimana di Avvento

Perché proprio io e non altri? Perché ora e non domani? Perché qui e non altrove? Sarò capace? Eccomi, mi fido! Nulla è impossibile a Dio! (domenica)

Una sterile che concepisce un figlio, segno di Dio che salva. Benedetto colui che ha il coraggio di fare un passo in più e a guardare oltre. (lunedì)

Dalla radice di Iesse spunterà un germoglio, tutta la terra sarà piena della gloria del Signore, e ogni uomo vedrà la salvezza di Dio. Oggi. (martedì)

Beata poiché ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto. La Madre di Dio ha saputo meravigliarsi ed è rimasta serva. (mercoledì)

Anche in questi tempi incerti, come Maria, spalanchiamo gli occhi alle opere meravigliose del Signore.I piccoli e i poveri fanno la storia! (giovedì)

Giovanni sarà il suo nome! Tutti si meravigliano. Dio sempre è novità che ci spiazza. Sempre oltre e di più. Altrimenti non è Dio! Seguilo! (venerdì)

Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili. Perché vivi ancora secondo la logica dei potenti? Gesù da povero cambia il mondo! (sabato)

martedì 20 dicembre 2011

Gli augruri dell'ACR al Papa

Il testo di auguri dell'Acr, letto da Gilda Gallucci, diocesi di Avellino, 11 anni.
Beatissimo Padre,
siamo davvero molto contenti di poterti oggi incontrare e di esprimerti l’affetto di tutti i bambini e i ragazzi dell’Acr d’Italia. Tutti ricordiamo con gioia l’incontro vissuto insieme il 30 Ottobre dell’anno scorso. Ancora nei nostri cuori risuonano le tue parole e l’invito ad essere sempre di più amici di Gesù.
Oggi vogliamo dirti che ci siamo impegnati a conoscere il Signore, ad ascoltarlo, a parlare con Lui nella preghiera e ad incontrarlo nei Sacramenti e nella Santa Messa. Anche se non sempre ci riusciamo pienamente, desideriamo però davvero crescere nell’amicizia con Gesù per essere bambini e ragazzi felici, e in questo, il cammino dell’Acr ci aiuta e ci sostiene.
Oggi siamo qui, nella tua casa, insieme ai nostri educatori per rivolgerti gli auguri di Natale di tutta l’Azione Cattolica, che ha scelto proprio noi bambini e ragazzi a rappresentarla. È davvero un momento unico e bello per tutti noi e ti chiediamo di perdonare la nostra emozione e la nostra confusione allegra.
Oggi cogliamo anche l’occasione per dirti il nostro grazie per quanto ogni giorno fai per il bene della Chiesa, per la tua passione per ogni uomo e per ogni donna del mondo, per il tuo impegno generoso e costante con cui accompagni i passi di quanti cercano risposte ai loro desideri, di quanti cercano di dare un senso vero alla loro vita.

lunedì 19 dicembre 2011

Il Papa ai bambini e ragazzi dell'ACR

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI 
ALLA DELEGAZIONE DELL'AZIONE CATTOLICA ITALIANA RAGAZZI, 
PER GLI AUGURI NATALIZI

Sala del Concistoro
Lunedì, 19 dicembre 2011

Cari ragazzi ed educatori dell’ACR,
sono anch’io veramente contento di accogliervi e di vedere la gioia e la vita che portate nella casa del Papa. Vi ringrazio tanto degli auguri che mi avete fatto anche a nome dell’intera Azione Cattolica Italiana. Vorrei dirvi poi sinceramente: “Bravi!” per l’iniziativa che avete promosso nel mese di gennaio; anche in questo modo dimostrate di essere un gruppo di ragazzi e di ragazze in gamba, perché la vostra attenzione non si ferma solo ai compagni di scuola o di gioco, ma vuole arrivare là dove tanti coetanei non possono stare bene ed essere felici come voi, perché mancano del necessario per vivere in modo degno. Siate sempre sensibili verso chi ha bisogno di aiuto; fate come Gesù che non lasciava nessuno solo con i suoi problemi, ma lo accoglieva sempre, condivideva le sue difficoltà, lo aiutava e gli donava la forza e la pace di Dio.

domenica 18 dicembre 2011

Nulla è impossibile!

Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all'intorno, ebbe l’idea di costruire una casa anche per il Signore. «Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va' e di' al mio servo Davide: Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?» (2Sam 7,1-5.8-12.14.16).
Effettivamente anche noi spesso viviamo l’illusione di “fare delle cose per Dio”, quasi a fargli un favore. A volte l’esperienza opposta: constatare le nostre incapacità e, peggio, l’impossibilità a superarle. Non possiamo sostituirci a Dio, ma neanche possiamo pensare che egli non voglia coinvolgere anche noi nei suoi desideri di salvezza.
Alla fine, sappiamo, il Signore davvero troverà dimora presso di noi. Grazie anche alla fede, l’accoglienza e l’obbedienza di Maria di Nazareth. Anche lei si domanda “come è possibile?”. Anche lei si meraviglia di come possa essere all’altezza di un simile evento. Però si fida. Si fida e si lascia coinvolgere. Obbedisce e si abbandona. Si fa serva e madre di Dio.
E alle nostre fatiche e preoccupazioni ricorda che «Nulla è impossibile a Dio!».

sabato 17 dicembre 2011

TWITTEROMELIE della terza settimana di Avvento

Guarda la linea luminosa dell'alba nuova sull’orizzonte buio della storia; la valle di lacrime, ora è terra feconda di speranza. Rallegrati! (Domenica)

Il Vangelo non è raccolta di risposte certe sulla vita, ma la fonte delle domande vere. Gesù che viene è la domanda che mi chiama alla vita! (Lunedì)

Se pubblicani e prostitute mi passano avanti nel regno di Dio, sarà ora che cominci a giudicare meno e ad amare di più. E accogliere tutti! (Martedì)

Gesù o un altro? Poi chiedo: sto aspettando qualcuno? Oppure penso di essere a posto così? Sottile linea tra la rassegnazione e la speranza. (Mercoledì)

Tempo di accogliere tutti! Il Signore e i fratelli "Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio" Is 54 (Giovedì)

Caro Gesù, domani inizia la novena di Natale, 9 giorni di stupore per il tuo Amore che viene! La mia preghiera sia: Ho bisogno solo di te! (Venerdì)

Di nome in nome. Di generazione in generazione. Gesù entra nella mia storia ferita e inquieta. Da dove vorrei fuggire egli incomincia! (Sabato) 

giovedì 15 dicembre 2011

Gesù ha soltanto sorriso

Questa sera ho incontrato alcuni ragazzi. Cioè mi hanno invitato ad andare da loro per un incontro. Dovevo parlare della confessione. Non so se per convincerli che bisogna confessarsi o che bisogna credere in Dio.
Non importa, perché quando ho accettato di andare da loro non avevo nessuna intenzione di convincerli dell'una né dell'altra cosa. Da tempo ho deciso di non dover convincere più nessuno. Non devo, perché Dio non vuole. Io parlavo con la bocca. Loro con gli occhi, con le gambe, con le mani, forse con il cuore. Più che parlare ascoltavano e cantavano la bellezza della loro vita. La loro vita giovane più oggetto dei nostri giudizi e delle nostre lamentazione, che del nostro stupore. Ad un certo punto è entrato anche Dio. Tra il mio imbarazzo e i loro dubbi è entrato Dio. Ognuno ne ha sentito il brivido come ha potuto. Come Lui ha voluto.
Ora vado a dormire contento, come il vecchio Simeone, perché ho visto i segni della salvezza. Vado a dormire con le solite domande: mentre attendiamo e vigiliamo, non è che rischiamo di accogliere uno che non verrà! Perché ogni giorno viene. Oggi in quegli occhi, in quelle gambe, in quelle mani, forse in quei cuori.
Ma perché nessuno di noi va per primo? Perché tutti aspettiamo prima di essere invitati? Perché giudizio e lamentele anziché un abbraccio? Al margine della strada a gridare, come il cieco di Gerico. E noi, presi da tante faccende, a smorzare ogni grido di fede sincera. Perché troppo presi ad andare dove non serve e a fare cose che nessuno vuole. A far finta di seguire Gesù, seguendo solo i nostri schemi rigidi. Gesù invece si è fermato, ha ascoltato, ha guarito. Ha soltanto sorriso.
(tratto da Dino Pirri, Dalla sacrestia a Gerico, ed Ave)

lunedì 12 dicembre 2011

Io gioisco pienamente nel Signore!

Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli. (Is 61,1-2)
Mentre la liturgia di oggi è tutta un invito alla gioia, in vista delle feste ormai prossime, guardiamo alla nostra vita. Siamo persone felici?
Oggi viene un uomo mandato da Dio, il suo nome è Giovanni. Egli venne come testimone della luce e di una novità di vita che entra nella storia. 

Egli sta con i piedi per terra e non è un illuso. Sa che la salvezza e la felicità non dipendono solo da lui e dalle sue forze. Sa che è necessario attendere un Altro. Egli è una voce che grida nel deserto, uno che viene a preparare la strada del Signore.
E allora anche noi riconosciamo che non possiamo essere felici solo con le nostre forze. Non sappiamo trovare da soli la gioia. Abbiamo bisogno del Signore che viene, di uno che è più forte di noi, che venga a salvarci, a rianimare la speranza, a diffondere la gioia vera, a riempire i nostri cuori di verità. Ma è anche necessario che ci rendiamo disponibili a preparare la sua venuta nel mondo, ogni giorno. Anche noi siamo chiamati a prepararci alla festa, spianando i suoi sentieri.

Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male (cfr. 1Ts 5,16-24).
La felicità è possibile quando ci occupiamo dei poveri e dei miseri (non la gara a chi è povero!), annunciando loro la bella notizia.
La felicità è possibile quando annunciamo la bella notizia quando viviamo gesti di consolazione e di prossimità nei confronti di chi è solo e triste.
La felicità è possibile quando compiamo atti di liberazione di chi è oppresso dall’ingiustizia, innanzitutto liberando noi stessi dall’ansia del possesso, dal pericolo del potere, dalle comodità e dal cancro della disonestà.
La felicità è possibile quando proclamiamo la libertà degli schiavi e dei prigionieri, cioè quando siamo disposti a vivere la carità verso tutto e il perdono a chi ci ha fatto del male.
La felicità è possibile se accogliamo nella nostra vita quotidiana il Signore che viene, se accogliamo la sua Parola e la volontà del Padre. Se cominciamo a vivere come lui ci ha insegnato, assumendo i suoi stessi sentimenti.
 

Come Giovanni, vogliamo anche noi gridare di gioia nel deserto di questa epoca triste, poiché abbiamo contemplato la linea luminosa di un’alba nuova sull’orizzonte della storia; abbiamo scoperto che questo mondo non è più una valle di lacrime, ma un terreno fecondo di speranza. Abbiamo preso coscienza che tocca anche a noi accogliere la luce e affrettare i tempi della speranza. 

Ci prepariamo a celebrare il Natale del Signore, alla sua venuta in mezzo a noi, raccogliendo l’invito dell’apostolo Paolo: siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie.

sabato 10 dicembre 2011

TWITTEROMELIE della seconda settimana di Avvento


Giovanni annuncia la giustizia e la libertà. Attendiamo Gesù, terre e cieli nuovi, tempi nuovi. Accogliamo il Regno o solo la finanziaria? (domenica)


Attesa di segni vani e miracoli inutili. Perché non accettare da Gesù il segno e il miracolo più grande? La guarigione dai miei peccati. (lunedì)

Stupore davanti al Signore che cerca chi è perduto. Mai più soli! Mai più lontani! Perché Dio si è fatto prossimo di tutti! Dio con noi! (martedì)

Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi. State svegli! (mercoledì)


Contempliamo Maria, tutta bella, piena di grazia e turbata. L'Immacolata condivide con noi dubbi e paure. Anche per questo è nostra Madre. (giovedì)

Lamenti invece di conversione. Faccio finta di nulla invece di protestare. Indifferente. Gesù chiede prossimità e profezia. Non schizofrenia! (venerdì)

Perché aspettare ancora Elia? Il Regno è qui! La felicità è ora! La salvezza è oggi! Non rimandare a domani la realizzazione dei tuoi sogni! (sabato)

sabato 3 dicembre 2011

TWITTEROMELIE della prima settimana di Avvento

In questo tempo di attesa vigilante e speranza affidabile, c’è una novità! Gioia improvvisa che non lascia dormire. Pace a voi! State svegli. (domenica)

Paralizzato e sofferente anch'io. Non sono degno che entri sotto il mio tetto, ma Tu dici: "Verrò e ti guarirò". Da cosa devo esser guarito? (lunedì)
Devo essere guarito dalla cecità dell'indifferenza, della superficialità, della connivenza col male. Per vedere la bellezza del Suo volto. (venerdì)
Nel quotidiano Gesù ti chiama a guarire e ad essere felice. Nelle cose ordinarie cammina dietro a lui, il resto è meno urgente! Come Andrea, l'apostolo! (martedì)
Gesù esulta di gioia perché il lupo dimorerà con l’agnello. Non se ne accorgono profeti e re, sapienti e dotti. Solo i piccoli. E tu? (mercoledì)
Segue Gesù chi ascolta e vive le sue parole, come chi costruisce la sua casa sulla roccia. Poche chiacchiere. La fede solida come la storia. (giovedì)
Gesù percorre le mie strade, annuncia la bella notizia, guarisce dal male. Questo attendo! Prossimità, vita gioiosa, salvezza! Vieni, Gesù! (sabato)

Queste le omelie quotidiane in 140 caratteri pubblicate su twitter.

venerdì 2 dicembre 2011

Come Giovanni: Consolate!

«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata» (Is 40,1-2) 
Invece la nostra voce cosa grida? Spesso rigurgita rimproveri, lamentele e condanne sul mondo, su questi tempi e sulle persone. Una voce che stenta ad obbedire al comando del Signore: «Consolate!». Una voce che scivola che scivola sopra le nuvole e non parla più al «cuore di Gerusalemme». E forse a nessun cuore. E allora torniamo ad essere una voce nel deserto, come Giovanni.
Nel deserto senza privilegi e senza sconti. Nel deserto senza compromessi e senza armi. Nel deserto da poveri. Nel deserto da credenti. Nel deserto da profeti.
A spianare i sentieri per il nostro Dio anziché trovare le scorciatoie per noi.
A ad innalzare le valli e abbassare le montagne per poter raggiungere tutti, invece di costruire muri e innalzare barriere.
Ad individuare strade percorribili per uscire fuori, anziché attendere che siano sempre gli altri a dover venire a noi, verso le nostre idee e convinzioni, pretese e soluzioni. Ricordando che l'unico fine nostro e della Chiesa è che molti incontrino Gesù, sperimentando il suo amore, e non che molti riconoscano le nostre ragioni e verità.
Cristiani come Giovanni, che mostra l'avvento di una speranza nuova, di una notizia inaudita, di una parola finalmente incarnata, di una solidarietà incondizionata e di un amore folle. Il volto autentico di Dio e non la mnemonica litania delle dottrine e dei riti.
Come Giovanni, che grida nel deserto, vestito strano, dai gesti provocatori e dalle parole irruenti. Capace di evocare la tenerezza del Signore, che, più di ogni rimprovero, spinge al pentimento e alla conversione.

sabato 26 novembre 2011

Oggi comincia l'Avvento!

Oggi comincia l'Avvento! Così esordiranno in tutta Italia tanti parroci e tantissimi catechisti. "Il prete si veste di viola, ci stiamo preparando al Natale, tra quattro settimane nasce Gesù!". Solo che il prete non lo vedono quasi mai alla domenica i nostri ragazzi e il colore viola non dice più nulla a nessuno (perché si usa il viola poi?). Al Natale si stanno preparando tutti da molto più tempo, secondo i ritmi commerciali e le cadenze pubblicitari (e poi a quale Natale ci si prepara?). E poi Gesù è nato 2000 anni fa, lo hanno detto anche a scuola, e non nascerà più tra quattro settimane. È già nato! Catechista Gesù è già nato! Una volta per tutte.
Poi mi dicono anche che comincia un nuovo anno. Ma quando comincia l'anno nuovo? Il 1° gennaio a casa, a settembre a scuola, a ottobre al catechismo...
Oggi comincia l'Avvento! Cioè la celebrazione del tempo che è abitato da Dio, non come sovrano capriccioso, ma come Colui che mi viene incontro! Uno che si interessa di me! Uno a cui sto a cuore! Uno di cui ho bisogno. La mia felicità, la mia sazietà, la pienezza, la perla preziosa, il tesoro nascosto, la mia salvezza, la dolcezza, la verità, la bellezza, il coraggio, la forza, la speranza, la carità, il dono, la misericordia, la vita. Di cui ho bisogno! L'Avvento è il riconoscimento del mio bisogno di vita e l'attesa fiduciosa di colui che viene sostenere e a compiere la mia umanità. L'ascolto di una promessa e l'accoglienza della sua piena realizzazione. Oggi comincia l'Avvento! E il rischio è quello di pensare che siano sempre gli altri ad avere bisogno di qualcosa. E io l'unico ad avere le risposte risolutorie. Il rischio di trasformare tutto in una favola romantica, poiché presumo di non aver bisogno di nulla. La tristezza di non attendere più nessuno.
Oggi comincia l'Avvento! Ho bisogno di te! Vieni, Signore Gesù!

mercoledì 23 novembre 2011

La fine del mondo è oggi!

Dopo che Gesù aveva annunciato l'avvento di tempi e cieli nuovi, i suoi amici si fanno prendere dalla curiosità e gli chiedono: "Di' a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo" (Mt 24,3).
Il segno, ci spiega il Maestro, non sono cataclismi e terremoti. Non saranno visioni dal cielo. Il segno è ben evidente sulla terra: sono "i fratelli più piccoli di Gesù" (cfr. Mt 25, 31-46). Infatti quel giudizio, che sospettiamo lontano, avviene oggi. E corrisponde al giudizio che noi pronunciamo sui "fratelli più piccoli di Gesù", cioè su quelli che hanno fame e sete, sugli stranieri, su chi è nudo, chi è malato o in carcere. Saremo giudicati sull'amore. Non su le cose che avremmo fatto, o sulle teorie che avremo applicato, o sui discorsi pronunciati, o sulle preghiere imparate e dette. L'amore sarà l'unica misura del Regno. Grammatica della vita. Cifra della salvezza.
L'amore che contempliamo nel Signore Gesù, povero e deriso, estraneo a tutti e condannato, legato e percosso, nudo e ferito, emarginato  e crocifisso, come i suoi "fratelli più piccoli". 

lunedì 14 novembre 2011

«Ecco! Arriva uno a realizzare i tuoi desideri: è quel tale Mohamed, che sta sempre davanti alla mensa della Caritas, va a raccogliere i pomodori quando è stagione, e viene da Douz, in Tunisia»

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento".
Nei giorni in cui Giovanni Battista grida nel deserto il suo desiderio di giustizia e liberazione, annunciando che deve venire un tale a realizzare ogni attesa, tutti si aspettavano il ritorno di Davide, come di un grande re che finalmente cominciasse ad usare il potere “a fin di bene”. Oppure un nuovo Melchisedek, sacerdote, autentico mediatore tra Dio e il mondo, potente e autorevole, dedito al vero culto. Oppure l’avvento di un profeta, ancora più grande di Elia, che finalmente potesse chiaramente rivelare la volontà di Dio, mettendo fine ad ogni dubbio di conoscenza e ad ogni resistenza della libertà. Insomma ognuno se lo immaginava secondo le proprie aspettative, i propri desideri, le proprie illusioni. Riassumo tutto questo fermento in una domanda: chi è Dio per me? Ma dobbiamo essere capaci di sgomberare la mente ed il cuore da tutto quello che sappiamo di Gesù e di Dio, poiché non arriva né un re, né un sacerdote, né un profeta. O almeno non come ce li saremmo immaginati noi.
Sulle rive del fiume Giordano ci sono solo peccatori come noi. In mezzo a loro c’è un tale che non attira neppure il nostro sguardo e non suscita attenzione. Quel tale, in mezzo ai peccatori, con un nome comunissimo (chiamarsi Gesù era come chiamarsi Mario Rossi!), con un lavoro poco remunerativo e socialmente squalificante (cfr. Mc 6,3), proveniente da una città sconosciuta, dove non è mai successo nulla di buono (cfr. Gv 1,46). E come se non bastasse viene dalla Galilea, terra squalificata socialmente e religiosamente.
Come se ci dicessero: «Ecco! Arriva uno a realizzare i tuoi desideri: è quel tale Mohamed, che sta sempre davanti alla mensa della Caritas, va a raccogliere i pomodori quando è stagione, e viene da Douz, in Tunisia». Ma Dio non poteva scegliersi un immagine migliore? Non poteva apparire più credibile?
Eppure aveva cantato Isaia: «Ecco, il Signore viene con potenza» (Is 40,9). La potenza di Dio è la sua scandalosa e ordinaria solidarietà con i peccatori. In questo consiste il suo amore. Queste sono le regole dell’incarnazione: abbassarsi fino ad immergersi nell’umanità più infima e difettosa, e fino alle profondità del peccato e della morte. L’apostolo Paolo svela il contenuto di questa "potenza": «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» (2Cor 5,21); oppure «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno» (Gal 3,13).
«La contemplazione di Gesù in fila coi peccatori, che si immerge nell’acqua, ha il potere di svelenarci dalla menzogna del serpente; ci corregge dalla falsa immagine di un Dio onnipotente, giudice tremendo, e ci presenta la potenza di un amore che si spoglia di tutto e si fa servo, portando su di sé il peso del nostro male. L’incontro con lui avviene dove pensiamo che lui sia massimamente assente: nella nostra parte negativa, nella nostra e nella sua debolezza. Se la sua potenza ci ha creati, la sua impotenza ci ha salvati» (Silvano Fausti).
La risposta ad ogni desiderio sta nello squalificato quotidiano, piuttosto che nei grandi eventi. Abita i margini delle periferie, e non principalmente i “centri pastorali” e le sale per convegni. Si può riconoscere nelle ferite causate dal peccato, e certamente non nei deliri di onnipotenza e nelle pretese di innocenza.

Che Dio strano è mai questo? Chi è veramente questo tale Gesù da Nazareth? Perché me ne parlano sempre come qualcosa di vecchio, scontato e accomodante? A me sembra straordinariamente nuovo e sovvertitore. Vorrei conoscerlo meglio. Anche perché non si vergogna della mia compagnia, e sembra voler stare con me.

venerdì 11 novembre 2011

Ai preti, catechisti, insegnanti, genitori ed educatori che sanno tutto ma non riescono a vedere niente

Margherita si perse in immagini dimenticate di boschi e foreste, in cui sepolta dalla vegetazione si nascondeva ogni minaccia: lupi, orchi e streghe, ruderi, catapecchie e stamberghe... Si immerse in quei pensieri selvatici. Chiunque l'avrebbe interpretata come la solita incapacità di concentrarsi dei quattordici anni, e invece era proprio il contrario. Era ciò su cui il cuore era concentrato che le rubava l'attenzione dalle distrazioni provocate dallo studio. Le distrazioni, quelle tradite da occhi persi nel nulla, sono in realtà le vere attenzioni, e quegli occhi che sembrano non guardare niente. In realtà vedono tutto.
(Alessandro D'Avenia, Cose che nessuno sa, Mondadori 2011)

mercoledì 9 novembre 2011

Giovanni che gridava il Desiderio

Come sta scritto nel profeta Isaia:
Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
vi fu Giovanni, che battezzava nel de-serto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Geru-salemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Giovanni che battezzava nel deserto è una Voce. Una Voce che grida i suoi desideri: desideri di giustizia e di libertà.
Non la giustizia umana, sempre imperfetta, ma una giustizia qualitativamente nuova, e capace di colmare l'abisso tra me e Dio, tra la mia vita e il suo senso, ma anche tra l'ideale e il reale, tra i progetti e la loro realizzazione, tra quello che sono e chi vorrei diventare. Questa è la sproporzione ingiusta che desidero colmare. Presto. Subito.
E poi la libertà. Non di fare quello che mi pare ma di essere quello me stesso. Non la soddisfazione di ogni capriccio ma la possibilità di dare pienezza ai giorni. Non l'arbitrio di decidere come e quando voglio, ma l'arte di rintracciare nel quotidiano i segni di verità, di bontà e di bellezza. Non l'eliminazione di ogni vincolo, legame e dipendenza, ma la lucidità per conservare quelle che mi aiutano ma crescere.
Giovanni che battezzava nel deserto dice, come una Voce, che verrà un tale che può realizzare i suoi e i miei desideri. I desideri di ogni uomo e di ogni donna. Uno che viene a riempire i vuoti e a raddrizzare le strade tortuose. E non lo dice con le parole, ma con tutta la sua vita.
Vivere nel deserto dice la disponibilità ad intraprendere un cammino fino in fondo. Il suo look originale e la sua insolita dieta dicono una totale novità e una logica sorprendente a cui affidare la propria vita. Il suo battezzare dice che è necessario cambiare mentalità: parole nuove cioè comprensibili, occhi nuovi cioè limpidi, gesti nuovi cioè coerenti, orecchi nuovi cioè disposti all'ascolto.

Come vorrei incontrare questa novità che risponde ai miei desideri profondi e veri. Come vorrei che la mia vita sia un atto coerente di amore, come quello di Giovanni, che battezzava nel deserto.

sabato 29 ottobre 2011

domenica 16 ottobre 2011

È un giorno di tristezza

Condivido il comunicato dei giovani di Azione Cattolica sulla giornata di sabato 15 ottobre, riguardo la manifestazione degli "indignati" a Roma
Per leggerlo klicca qui: È un giorno di tristezza

venerdì 14 ottobre 2011

Don Chisciotte, l'illuso che aveva ragione

Intorno a me non lo vedevo e non lo conoscevo il verbo amare. Avevo appena letto il Don Chisciotte intero e mi ero confermato. Dulcinea era latte cagliato nel cervello del cavaliere eroico. Non era dama e si chiamava Aldonza. Ho saputo poi che per i lettori è un libro divertente. Lo prendevo alla lettera e mi faceva piangere di rabbia la batosta che doveva subire a ogni capitolo.
I suoi cinquant'anni arditi e rinsecchiti erano per me a quel tempo l'età di cornicione per chi rasenta l'abisso del sonnambulo. Temevo per Chisciotte da un capitolo all'altro. Giusto la mia malizia di lettore mi rassicurava: il libro conteneva pagine davanti a centinaia, non poteva morire nelle prime. Mi faceva lacrime di rabbia lo scrittore che ammaccava di colpi la sua creatura. E dopo le bastonate, le sconfitte, a maggior penitenza gli spalancava gli occhi, lo squarcio di un momento, per fargli vedere la realtà miserabile com'era. E invece aveva ragione lui, Chisciotte, secondo i miei dieci anni: niente era come sembrava. L'evidenza era un errore, c'era dovunque un doppio fondo e un'ombra. (E. De Luca, I pesci non chiudono gli occhi, Feltrinelli)
Direbbe un altro grande autore a me caro: l'essenziale è invisibile agli occhi. E allora qualche volta vale la pena aprire il cuore, rinunciare all'ovvio e lasciare spazio all'improbabile e all'inatteso.

martedì 11 ottobre 2011

49 anni fa, il Concilio Vaticano II






La Madre Chiesa si rallegra perché, per un dono speciale della Divina Provvidenza, è ormai sorto il giorno tanto desiderato nel quale qui, presso il sepolcro di san Pietro, auspice la Vergine Madre di Dio, di cui oggi si celebra con gioia la dignità materna, inizia solennemente il Concilio Ecumenico Vaticano II.
Il Concilio che inizia sorge nella Chiesa come un giorno fulgente di luce splendidissima. È appena l’aurora: ma come già toccano soavemente i nostri animi i primi raggi del sole sorgente! Tutto qui spira santità, suscita esultanza. Contempliamo infatti stelle aumentare con il loro chiarore la maestà di questo tempio, e siete voi, secondo la testimonianza dell’Apostolo Giovanni ; e per voi risplendere i candelabri d’oro intorno al sepolcro del Principe degli Apostoli, che sono le Chiese a voi affidate. Vediamo anche le degnissime personalità che sono convenute a Roma dai cinque continenti, in rappresentanza delle proprie Nazioni, e che sono qui presenti con grande rispetto e in cortesissima attesa.
Si può dunque dire che i Santi e gli uomini cooperano nella celebrazione del concilio: i Santi del Cielo sono impegnati a proteggere i nostri lavori; i fedeli ad elevare a Dio ardenti preghiere; e voi tutti, assecondando prontamente le soprannaturali ispirazioni dello Spirito Santo, ad applicarvi attivamente perché le vostre fatiche rispondano pienamente alle attese e alle necessità dei diversi popoli. Perché ciò si avveri, si richiedono da voi la serena pace degli animi, la concordia fraterna, la moderazione delle iniziative, la correttezza delle discussioni, la saggezza in tutte le decisioni.Che il vostro impegno e il vostro lavoro, ai quali sono rivolti non solo gli occhi dei popoli, ma anche le speranze del mondo intero, corrispondano largamente alle attese.Dio Onnipotente, in te riponiamo tutta la fiducia, diffidando delle nostre forze. Guarda benigno a questi Pastori della tua Chiesa. La luce della tua grazia suprema Ci assista nel prendere le decisioni, sia presente nell’emanare leggi; ed esaudisci prontamente le preghiere che rivolgiamo a te in unanimità di Fede, di voce, di animo.
(Discorso all'apertura del Concilio Vaticano II di Giovanni XXIII)

lunedì 10 ottobre 2011

L'incrocio principale della mia città

Nei pressi della mia casa c'è un incrocio di strade. La Statale Adriatica, che unisce tutta la costa orientale dell'Italia e la Statale Salaria, l'antica via del Sale, che congiungeva Roma alle rive dell'Adriatico. Quando ero bambino era l'incrocio simbolo di Porto d'Ascoli, forse il primo nucleo attorno a cui si è sviluppato l'intero centro abitato. Gli uffici dell'anagrafe, i vigili urbani e i giardinetti, l'alimentari e due bar (quando al bar si andava a comprare le sigarette e a giocare a carte o a bigliardo, oppure a telefonare). Oggi continuo a passare per quelle strade. Anzi il semaforo mi obbliga anche a fermarmi a pensare. Due angoli di quell'incrocio sono occupati da locali in cui si gioca d'azzardo "legalmente". Un altro angolo è dominato da un "compro oro", altra "legalizzazione" inquietante. Il terzo angolo è in vendita. E mi domando cosa altro potranno ospitare quegli 85 metri quadrati vuoti. Macchinette mangiasoldi, "compro oro" e vuoto stanno all'incrocio principale della mia città, luogo in cui passa la vita di tanti. Se questi sono i segni dei tempi, mi domando: che tempi?

giovedì 6 ottobre 2011

Ero scoraggiato, e sono stato consolato!


Davanti ad alcune questioni che sembrano insolubili, e a causa di situazioni che sembrano non cambiare mai, e prostrato dall'apparente indifferenza altrui, ho ceduto alla tentazione di dire: "Basta! Tanto non serve a nulla! Non ne vale proprio la pena! Le cose non cambieranno mai!". Anche se qualche giorno prima, commentando una pagina di Vangelo avevo detto che non bisogna mai ragionare così. Sono caduto nella trappola della tentazione. Nel peccato della sfiducia, della rassegnazione, e forse anche della superbia, ritenendomi migliore degli altri.
Poi questa Parola del Signore, nella liturgia quotidiana:
Duri sono i vostri discorsi contro di me - dice il Signore - e voi andate dicendo: "Che cosa abbiamo detto contro di te?". Avete affermato: "È inutile servire Dio: che vantaggio abbiamo ricevuto dall'aver osservato i suoi comandamenti o dall'aver camminato in lutto davanti al Signore degli eserciti? Dobbiamo invece proclamare beati i superbi che, pur facendo il male, si moltiplicano e, pur provocando Dio, restano impuniti". Allora parlarono tra loro i timorati di Dio. Il Signore porse l'orecchio e li ascoltò: un libro di memorie fu scritto davanti a lui per coloro che lo temono e che onorano il suo nome. Essi diverranno - dice il Signore degli eserciti - la mia proprietà particolare nel giorno che io preparo. Avrò cura di loro come il padre ha cura del figlio che lo serve. (Malachia 3,13-17)
E mentre i meteorologi annunciavano l'arrivo del freddo e scendeva la sera, il mio cuore si è scaldato alla luce della tua tenerezza, o Signore. Grazie! E senza attendere domani, già ora, mi rimetto in cammino con entusiasmo. A servizio tuo. Grazie!

mercoledì 5 ottobre 2011

Incontri

Ho la sensazione che tutto dipenda dall'incontro tra persone. Non sono necessarie molte competenze, ma l'autenticità. Non grandi mezzi, ma la benevolenza accogliente. Non tante parole, ma la verità.
E se vogliamo davvero seminare ovunque il Vangelo dobbiamo cominciare a parlare la lingua degli uomini e delle donne di oggi, a vestire i loro panni e ad abitare i loro luoghi. Perché Gesù ha fatto così! Non per altro.
Ho la sensazione che stiamo perdendo l'occasione per riscaldare il cuore del nostro prossimo, con i nostri giudizi, le nostre manie, le nostre tradizioni vuote.
La rassegnazione non è evangelica! La presunzione neppure! Continuiamo a camminare insieme, un po' peccatori e un po' ignoranti. Fiduciosi nel solo Amico che tutti ci può guarire e consolare. :)

venerdì 30 settembre 2011

venerdì 23 settembre 2011

L'acqua calda

E se cominciassimo a raccontare che è bello essere onesti, leali, giusti. Che vale la pena rinunciare a convenienze personali in vista del bene di tutti. Che i corpi non sono merce di scambio. Mai! Che non si può essere virtuosi pubblicamente e oscenamente perversi nel privato. Che non esiste una ragion di stato che possa offuscare la giustizia, deturpare la libertà e umiliare la verità. Che l'economia da sola non ci rende felici. Che la corruzione spezza i sogni. Che il potere è sempre pericolosamente ambiguo. Che non è giusto che a ottant'anni se non hai soldi sei un vecchio palloso, se invece hai soldi fai parte della classe dirigente (vecchia e pallosa) di un paese. Io a volte mi vergogno. E forse a volte vergognassi e chiedere scusa è un atto coraggioso.

giovedì 15 settembre 2011

La dislessia pastorale

Ogni tanto mi risuonano nel cuore queste parole: "dar da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati". Nessuno potrebbe contestarne l'urgenza e la verità di queste opere, che dovrebbero sovrastare ogni altro pensiero e muovere ogni altra azione. Mi domando però se nelle nostre scelte quotidiane e nei nostri grandi sogni, distrattamente ci adoperiamo a dar da mangiare agli assetati e da bere agli affamati. Una sorta di dislessia della carità. Fare ciò che è buono e giusto a chi non ne ha bisogno, oppure nel momento non opportuno.
Non esiste programmazione pastorale, progetto, desiderio e neppure la carità che non tenga conto del TEMPO  e dei contesti, e che non si occupi innanzitutto delle PERSONE. Se no siamo come bronzo che rimbomba a vuoto!

venerdì 26 agosto 2011

Preghiera 1

Ci sono molti modi di pregare? Oppure molti dicono (o sono convinti) di pregare e invece dicono solo parole? Spesso non preghiamo. Diamo piuttosto consigli a Dio: fai questo, fai quest'altro..... 

sabato 13 agosto 2011

Sei felice?

È forte la provocazione di Enzo Bianchi all’inizio della sua riflessione sulle Beatitudini: 

«Il cristianesimo testimonia oggi la possibilità di una vita felice? Noi cristiani ci comportiamo come persone felici oppure sembriamo quelli che, proprio a causa della fede, portano fardelli che li schiacciano e vivono sottomessi a un giogo pesante e oppressivo, non a quello dolce e leggero di Gesù Cristo (cfr. Mt 11,30)? In realtà mi pare che spesso ci meritiamo ancora il rimprovero rivolto ai cristiani da Friedrich Nietzsche oltre un secolo fa: [I cristiani] dovrebbero cantarmi canti migliori perché io impari a credere al loro redentore: più gioiosi dovrebbero sembrarmi i suoi discepoli» (Le vie della felicità. Gesù e le beatitudini, Rizzoli, 2010, p.11-12).

lunedì 8 agosto 2011

Mi piace Pietro!

Mi piace Pietro! Nella barca della sua vita sperimenta la paura e la precarietà, nel mare in tempesta della storia. Ma riconosce Gesù, Maestro e Signore, che attraversa la storia, camminando sulle acque che minacciano catastrofe. E ci dona coraggio. 
E quando Pietro, a nome di tutti noi, chiede di poter camminare accanto al Signore, suo Amico, per non essere sopraffatto dagli eventi e dalle circostanze. Per orientare la sua vita, altrimenti in balia delle correnti. 
E quando Pietro non ce la fa più, sopraffatto dalla paura e dallo scoraggiamento, ammette la sua poca fede e non riesce a nascondere il dubbio: "Ne vale davvero la pena?" - "Non sarà il caso di tornare indietro?". Ma osa gridare al suo Dio: "Signore, salvami!". E sentendosi prendere per mano, tutto cambia.
Mi piace Pietro! Non perché coraggioso o affidabile. Ma perché nel disorientamento e nel turbamento della storia, non si vergogna di riconoscere il fallimento e di professare una fede instabile. Tende la mano per farsi tirare su. "Signore, salvami!". 
I deboli non sono quelli che affondano, ma quelli che non vogliono essere tirati su!

venerdì 5 agosto 2011

Mendicante!

Non scelgo la compagnia di Gesù perché ho capito tutto. Non lo scelgo come Signore e Maestro per stare in pace. Sono sua amico perché non sono nulla e non saprei da chi altri andare, poiché lontano da lui non troverei pace. perché nessun altro vorrebbe essere amico di uno come me. Il discepolo non è un "supereroe", ma un mendicante di Amore. Non sono un professionista della fede, ma un mendicante di Amore.

domenica 31 luglio 2011

Tutti belli!

Scrive san Paolo ai cristiani di Corinto: "Ecco, è la terza volta che sto per venire da voi, e non vi sarò di peso, perché non cerco i vostri beni, ma voi". (2Cor 12,14)

Mi piace questa distinzione tra i beni (l'utile, il conveniente, l'abilità, la competenza, quello che puoi fare per me...) e la persona. Non mi interessano quello che fai, come pensi, dove vai, a cosa mi servi. Mi interessi tu! La tua felicità, la tua pace, la tua realizzazione piena. "Non cerco i vostri beni, ma voi".
Oggi ho provato a dialogare con una persona, la quale senza neppure guardarmi in faccia mi ha liquidato in un attimo. Poi ha saputo che ero prete e responsabile del gruppo: non mi ha più mollato! Ma anche io una volta ho anticipato un albanese, dicendogli che non avevo soldi da dargli e che sarebbe dovuto andare alla Caritas. Ma lui era venuto a chiedere informazioni per il battesimo della sua bambina.
Troppo spesso il ruolo o la funzione, ci negano di conoscere la verità di ogni persona. Ma per fortuna Gesù ci ricorda che siamo tutti figli dell'unico Padre. Il suo amore per noi è il Massimo Comune Denominatore: garanzia e fonte del valore e della dignità di ogni uomo e di ogni donna.
Signore Gesù! Aiutami ad accogliere, amare, servire ogni persona che incontro sul mio cammino. Come Tu fai con me e con tutti.

sabato 30 luglio 2011

Un po' stranieri e un po' pellegrini

In questi giorni ho trascurato queste pagine. Riprendo i contatti proponendo un testo di un anonimo autore cristiano dei primi secoli (La lettera a Diogneto). Mi sta facendo compagnia in questi giorni e desidero condividerla con tutti. Prometto però che riprenderò a scrivere con una certa regolarità.

I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio.

venerdì 8 luglio 2011

La Chiesa che sa abbracciare tutti!

Nel percorrere la parabola evangelica del seminatore, rimane evidente la grande speranza che anima l’agire di Dio, che non si preoccupa di “classificare” eventi e persone, ma li attraversa con il passo deciso della Grazia, rendendoli fecondi. E forse in ogni azione pastorale è bene partire da questo: non esistono categorie e problemi, ma eventi, storie e persone, abitati dall’amore del Padre.
Allo stesso modo non è conveniente catalogare i lontani e i vicini, gli indifferenti, gli avversari, i convinti e i mansueti. Piuttosto mantenere la consapevolezza lucida delle mie distanze e dei miei contatti, della mia indifferenza e della mia generosità, della resistenza e dell’abbandono, del mio desiderio di felicità e della fatica per raggiungerla, del senso svelato e delle domande che ancora emergono irrisolte.
“Siamo solo noi!”, cantava Vasco Rossi. Ed è con noi stessi, prima che con gli altri, che dobbiamo fare i conti e misurare le responsabilità. Siamo solo noi il luogo delle inquietudini e delle incoerenze. Siamo solo noi capaci di rendere meravigliosa questa storia.
Mi piace una Chiesa che invece di giudicare e insegnare, prima di tutto sia capace di accogliere, di attrarre, di educare attraverso l'entusiasmo, di far star bene, di accompagnare chiunque e di abbracciare tutti. E dopo il resto.
(tratto da Dino Pirri, Dalla sacrestia a Gerico, ed Ave)

venerdì 1 luglio 2011

TRE ANNI FA

Non sono stato molto fedele al blog in questi giorni. Eppure di pensieri ne ho avuti tanti. Ma non il tempo di lasciarli sedimentare per poterli comunicare a parole. Una cosa però voglio condividerla: esattamente 3 anni fa cominciavo a percorrere il Cammino verso Santiago. Il mio pensiero va innanzitutto a Sara, Giovanni, Cristina, Cinzia e Silvia. I primi passi li ho incrociati con loro. E ancora continuiamo a camminare insieme..... insieme a tanti altri incontrati, accolti e lasciati andare lungo quei indimenticabili 800 Km e passa.

giovedì 23 giugno 2011

Il seme e le spine dell'idolatria

E poi un'ulteriore porzione della semina si trova in un luogo apparentemente favorevole. La terra è buona, l'acqua è abbondante. Sembra non mancare nulla alla speranza umana di un buon raccolto. 
Accade che si rimanga affascinati dalla proposta di Gesù, dalla speranza evangelica e dall'amore annunciato. E se ne comincia anche a sperimentare la bellezza e il frutto. Poi la routine e la stanchezza lasciano prevalere la tentazione di rimettere in discussione tutto per tornare al prima. Come Israele incamminato verso la libertà che rimpiange l'Egitto. Come Giacomo e Giovanni in cammino verso la Croce che cercano i posti migliori nel Regno. Come Pietro, che dopo la Trasfigurazione, preferirebbe rimanere sul monte piuttosto che assumere la responsabilità di quanto sperimentato. Come Cleopa e l'altro discepolo, che ritornano a casa invece di affrontare la gloria della risurrezione, e quindi il rischio della conversione.
È più facile tornare schiavi che vivere la libertà, cedere alla logica del potere piuttosto che servire, rimanere fermi e comodi anziché sporcarsi le mani (e i piedi!) con la responsabilità di testimoniare. Fuggire, dolersi, tornare indietro, piangere e lamentarsi è comunque meno faticoso che vivere da risorti.

lunedì 20 giugno 2011

Il seme e i sassi dell'irrilevanza

E una parte del seme cadde anche tra i sassi. Poiché ci sono quelli che proprio non ti vogliono ascoltare, ma ancora più insidiosa la schiera di coloro che ti ascoltano, ti dicono anche di sì, ma poi lo dicono anche a tutti gli altri. È il luogo dell'irrilevanza! Tanto è tutto uguale. Tutto immutabile. Tutto scontatone già deciso. E spesso è davvero così.
Due situazioni rappresentano bene il morbo della irrilevanza. Quando in campagna elettorale qualche candidato mi chiede il voto, e allora per cortesia, o convenienza, si dice di sì a tutti. Anche perché si va facendo strada il sospetto che comunque vada né cambierà nulla, né si può scalfire un sistema ridotto a compromessi e convenienze discutibili.
Poi ci sono gli opinionisti alla TV, chiamati a discutere sul tutto e su niente, tanto per dire qualcosa. Tutti dicono di rispettare le idee di tutti. Senza mai provare a individuare un visione comune e condivisibile. Spesso senza rispettare le persone che esprimono le idee. Non ho vergogna di confessare che proprio non riesco a rispettare le idee di tutti. Invece  le persone, anche di idee diverse o contrarie alle mie, vorrei rispettarle sempre. Comunque la logica è più o meno questa: "Tu parla quanto ti pare, di' quello che vuoi!". Tanto per me è irrilevante, non ti prendo in considerazione, non cambia nulla in me dopo averti incontrato e ascoltato.
Così il mondo, secondo cui la fede è affare privato, irrilevante. Non importa in chi credi o in che cosa. Tanto è uguale! La vita è un'altra cosa. Una cosa seria. Una cosa vera. Molti cristiani ne sono convinti. Anche quelli "vicini alle sacristie". Forse anche qualche prete? Quando davanti a questioni essenziali, o addirittura davanti alla Parola di Dio, si dice: Tanto è uguale! Non è importante!
Peggio ancora quando andando a qualche incontro ecclesiale, partecipando al consiglio pastorale, oppure ad un convegno, ad un sinodo, e persino alla celebrazione eucaristica, poi siamo convinti, magari nel profondo del cuore che: "Tanto è uguale. Tutto rimane come prima. Non serve a niente".
E invece no! Non è uguale o inutile o irrilevante! Perché Dio ha deciso di scommettere anche su di me. Ha scelto le nostre comunità per abitare la storia. E Dio non sbaglia mai. Il suo amore per me, davvero, non è irrilevante.
(tratto da Dino Pirri, Dalla sacrestia a Gerico, ed Ave)

mercoledì 15 giugno 2011

Il seme e l'indifferenza della strada!

In quale terreno allora siamo chiamati a spargere a piene mani il seme che ci è stato affidato?
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada. Sicuramente una parte delle nostre energie (di preti, catechisti, educatori, genitori) incontrerà l’indifferenza, proprio come il seme gettato sulla strada, completamente chiusa ad ogni feconda accoglienza. Molti adulti e giovani attribuiscono scarsa importanza alla fede religiosa, vivendo nell’incertezza e nel dubbio, senza sentire il bisogno di risolvere i loro interrogativi. E non voglio riferirmi soltanto all’indifferenza religiosa. L’indifferenza è la mancanza di domande in genere. Riguarda tutti! L’incapacità di porsi domande più ampie, oltre quelle che riguardano soltanto il ventre. È necessario “diventare come i bambini”, capaci di porre la questione sui perché più immediati e banali, fino a risalire a quelli profondi ed originali. 
Gli indifferenti sono i giovani che vivono alla giornata, affidando la loro sete di felicità e di libertà all’attimo da afferrare e all’emozione da deformare. Gli adulti che consumano senza cercare se stessi. Gli anziani che puoi anche celebrare l’eucaristia all’incontrario e in lingue incomprensibili: non importa. Tanto è uguale. Indifferenti alla vita della comunità civile. Indifferenti alla vita della comunità cristiana. Indifferenti anche nei giorni di festa, ormai tutti uguali, come le stagioni: tra letto, casa in disordine, centro commerciale e divano. Indifferenti ad ogni evangelica provocazione. 

In parrocchia il parroco mi dice, mi chiede, mi invita: arriviamo a questo battesimo o cresima, prima comunione o matrimonio, facciamo da padrino e madrina. Tanto non mi interessa nulla. Dio non mi serve! Il prete neanche. Verrebbe quasi da chiedere quel famoso fuoco dal cielo, che consumi tutti in una vampa. Lo chiesero anche gli Apostoli sperimentando i primi "fallimenti pastorali". Irritati, appunto, dall'indifferenza. Ma Gesù non volle. E neppure vorrebbe oggi.
E a pensarci bene neanche io vorrei una impietosa piaga sull'indifferenza del mondo. Poiché, indifferenti, sovente, siamo anche noi credenti. Me compreso! Indifferente: alla Parola, ai segni dei tempi, ai poveri, alle ingiustizie, alla vita reale, alla speranza che c’è in ogni persona. Quasi anestetizzato. Come in coma. Dormiente. Anche io tra coloro di cui Gesù disse: anche se un morto risuscitasse e andasse da loro, non crederebbero!
E allora basta con le etichette! E vai con la conversione! Personale.
(tratto da Dino Pirri, Dalla sacrestia a Gerico, ed Ave)

mercoledì 8 giugno 2011

Quando fai la comunione sorridi?

Domenica scorsa, mentre ero a Reggio Calabria, durante la Messa pensavo: ma perché i bambini che vengono a fare la comunione sorridono, mentre gli adulti oscillano tra il serioso e l'angosciante? La liturgia è vita! Coraggio!

venerdì 3 giugno 2011

Gesù Ben Sira, detto il Siracide

Un giorno mi sono imbattuto nelle parole di un grande autore del 180 a.C. e mi sono lasciato provocare. Un brano del libro del Siracide  (1,3-10) mi ha suggerito di pretendere meno e di gustare di più i doni ricevuti. Il Vangelo non lo si può ridurre ad una pastorale, né le persone possono essere incasellati dentro una statistica. E ogni tanto è bello lasciar fare un po' di più a Dio, e fidarsi di Lui.


Mentre si passeggia lungo la riva del mare, è possibile contare la sabbia? E come stabilire quante singole goccioline ci sono in una pioggia? Neppure si riesce a stabilire l'inizio dei giorni e del tempo, come pure fissare il termine ultimo e definitivo.
La saggezza e la ragionevolezza umana, attraverso cui passa la rivelazione di Dio ci mettono in guardia dalla pretesa di voler misurare e quantificare ogni cosa, come anche la tentazione di prevedere e pianificare tutto.
L'altezza del cielo, la distesa della terra e le profondità dell'abisso chi le potrà esplorare? (Siracide 1,3).
Non posso arrivare ovunque e non riesco a comprendere tutto. Né misurare. Né prevedere. È la prima certezza che dovrò ricordare quando vorrò avere a che fare con la vita vera, con le persone vere, uomini e donne come me. Eppure da sempre c'è un progetto nella storia e un senso in ogni evento. Mi precede, però. E non sono io a stabilirlo. Appartiene, invece, ad un Altro! 
Allora, per cogliere il succo della vita, dovrò ricordare che non basto a me stesso e non posso neppure salvare il mondo. Ma posso essere un mendicante che cammina cercando. Posso condividere ciò che ho ricevuto, anche se non posseggo nulla di esclusivamente mio.
E anche questo devo tenere in mente: Uno solo è sapiente... ha creato la Sapienza, l'ha vista e l'ha misurata, l'ha diffusa su tutte le sue opere, su ogni mortale, secondo la sua generosità, l'ha elargita a quanti lo amano (Siracide 1,6-8). 
La nostra vocazione è di ricevere il dono e non esserne i padroni. Divenire, della Sapienza, cioè del senso di ogni cosa creata, i custodi e non i censori. E questa è la seconda certezza!
(tratto da Dino Pirri, Dalla sacrestia a Gerico, ed Ave)

sabato 28 maggio 2011

Il sorriso di Yara

Il 4 marzo scorso ho pubblicato questo articolo: Il sorriso Yara, sul sito dell'Azione Cattolica Italiana. Oggi infastidito da una inutile cronaca su un funerale che poteva benissimo svolgersi nel silenzio e nella discrezione, lo ripropongo.

Le notizie si rincorrono veloci ed inutili. Ad alimentare una staffetta di indiscrezioni, anticipazioni, spiegazioni. Anche l’omelia di un prete viene succhiata avidamente. Ormai ci siamo abituati. Rassegnati. Non tutti però. Rimane il sorriso timido di Yara. Una ragazzina con dei sogni nel cuore.
Nel frastuono mediatico, in cui ognuno si affanna a dire la sua scontata opinione, rimango solidale con il dolore silenzioso dei suoi familiari. E rimango ferito dall’ultimo grido di aiuto di quella ragazzina, che amava sognare.
Quante grida di aiuto! Spesso inascoltate. Sentono parlare di crisi economica, hanno paura di una vita con pochi soldi, paventata dai grandi, ma si accorgono contemporaneamente che il denaro non è fonte autentica di felicità; vedono i genitori discutere e litigare ma non assistono quasi mai alla loro riconciliazione, che generalmente avviene nel segreto; non sanno più raccontare le loro emozioni e i sentimenti, poiché li abbiamo abituati al primato dell’esteriore e del materiale; hanno tanta tecnologia a disposizione, ma vengono lasciati soli dai grandi, poiché abbandonati alle consolle, alla musica preferita, ai telefonini, alla rete, alla tv. Non sanno decifrare la schizofrenia di una società che da un lato li spinge a consumare e dall’altro a “dimagrire”, a rifiutare il bullismo ma e a sguainare le armi del potere e della prevaricazione sugli altri, a rispettare le idee di tutti ma poi a considerare l’altro puro oggetto di inciampo, oppure di piacere.
Grida aiuto! Il 14% dei ragazzi che scarica dalla rete materiale vietato; e quel 28% che dichiara di bere superalcolici; il 16% delle ragazze a dieta perché si sentono grasse oppure il 5% che ricorre alla chirurgia estetica; il 26% che subisce offese, furti e provocazioni da coetanei; il 17% che si innamora su internet.

lunedì 23 maggio 2011

MILLETRECENTO

Carissimi,
raggiunti i 1300 contatti, posso solo ringraziare! Non avrei creduto. Ora vi chiedo di fare un passo oltre. Provate a lasciarvi coinvolgere di più. Non siate solo spettatori, ma dite la vostra! Commentate senza paura! Dialoghiamoci su! E se volete diffondete il blog tra i vostri amici. Comunque grazie. Da parte mia l'impegno ad essere fedele all'aggiornamento dei post. Ancora grazie! Dino

venerdì 20 maggio 2011

Il seminatore uscì a seminare, sorridendo 2

Un giorno ho ascoltato questa canzone.
E ora la lascio qui, dopo che è stato il mio inno per l'anno 2008

martedì 17 maggio 2011

Uscire, sorridere e seminare ovunque

Gesù prova a sciogliere questo primo enigma della vita: ma è proprio vero che il male vince sempre? E lo fa raccontando delle parabole, cioè delle storie che riescono a comunicare qualcosa di inatteso. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: "Ecco, il seminatore uscì a seminare (Mt 13,3). 
Per ora non preoccupiamoci del raccolto. Come Gesù non considera gli esiti della sua missione, per quanto riguarda l’accoglienza e la comprensione da parte nostra. Egli ci racconta con quale spirito si mette all’opera, con quali sentimenti intende servire la volontà del Padre. Come guarda la storia e considera gli eventi che la compongono. Insomma, a prescindere dagli esiti che dipendono anche dagli altri, qual è lo spirito del mio agire? Perché questo dipende da me. E se qualcosa non funzionasse, prima di tutto devo cambiare me stesso, il mio cuore e il mio agire, invece di pretendere o presumere le conversioni altrui.

venerdì 13 maggio 2011

Il Dio ostinatamente ottimista

Aggrovigliato a ricercare le possibilità e le dinamiche di un eventuale cambiamento, ho ricordato alcune parole sul fine e, direi, la vocazione della comunità cristiana nella storia: «Nessuna ambizione terrena spinge la Chiesa; essa mira a questo solo: continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore, l'opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito» (cfr GS 3).
Il Concilio Vaticano II afferma che affinché questa vocazione si realizzi nel tempo è doveroso scrutare i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo, che in quanto parola viva si rivolge a ciascuna generazione, rispondendo ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche (cfr. GS 4).

mercoledì 11 maggio 2011

La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione

«Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. 
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. 
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. 
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. 
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali». 
La relazione così prosegue: «Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. 
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione». 

(Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912). 

giovedì 5 maggio 2011

Ma fare festa è sbagliato

da La Stampa, 3 maggio 2011
FLORIANO BODINI, Lamento sull'ucciso
 “Giustizia è fatta!” ha proclamato il presidente degli Stati Uniti nell’annunciare al suo paese e al mondo che Osama Bin Laden è stato ucciso. Confesso che i sentimenti che mi abitano come cristiano e come cittadino di un paese che non contempla nel proprio ordinamento la pena di morte sono contrastati. Da un lato c’è la soddisfazione legata alla uscita di scena di una persona che, per sua stessa ammissione, ha seminato morte e odio, ha avvelenato la comprensione della religione, usandola come droga per esaltare la violenza, ha inquinato mortalmente la convivenza civile e i rapporti sociali, a livello locale e planetario.